Allontanato finalmente linconcludente Francis Menotti il Festival dei 2 Mondi sembra rinascere sotto la nuova direzione Ferrara. Diciamo "sembra" nonostante il programma annunciato sia un vero programma da festival perché la nuova direzione è stata insediata tardi e tutto è stato fatto allultimo minuto, ed è noto che la fretta non è una buona alleata. Ma già il primo titolo, Padmâvatî, di Albert Roussel, è indicativo. Roussel è un compositore atipico nella Francia del primo novecento, viveva fuori da gruppi e da scuole, lunico movimento al quale lo si può agganciare è quello del neoclassicismo. E Padmâvatî è unopera non solo rara, anche in Francia, ma anchessa atipica: non opera tradizionalmente intesa, non dramma lirico e neppure opéra-ballet come pure denuncia il sottotitolo (alludendo alla massiccia presenza di pagine danzate più che non al recupero archeologico dellantica forma secentesca) ma un po tutto questo o semplicemente un lavoro di puro intrattenimento basato su una storia indiana del trecento condita con una musica di altissima dignità artigianale. La bellissima Padmâvatî, moglie del principe Ratan-Sen, sottomesso dal sultano Alloudin, per sottrarsi alle foie del sultano uccide il marito e sale con lui sulla pira (con tutte le ancelle, si capisce). La coppia sarà unita per sempre in cielo. La musica ha alcuni momenti memorabili, alcuni cori bellissimi e molte pagine di puro sinfonismo, una sostanziale alta tenuta, una qualità costante che consente certo di ricordare ora un autore ora laltro, contemporanei o pregressi, ma senza imitazioni né superamenti, e consente anche di cogliere pure movenze esotiche, quelle che erano di moda ma che in lui erano frutto di una vera infatuazione nata a contatto della musica indiana durante i tanti viaggi orientali. Diciamo un buon lavoro professionale con qualche punta eccellente. Ben diretta da Emmanuel Villaume con lOrchestra Nazionale di Praga e il modesto Coro dello Châtelet e ravvivata da un nutrito gruppo di danzatori e danzatrici indiane, lopera è stata presentata nellallestimento dellindiano SanjayLeela Bhansali, un allestimento che tra sete colorate, drappi, infule, gualdrappe, petali, fior di loto, tantissimo fumo e inutili passaggi di cavalli, elefanti e tigri svela un gusto pompieristico al quale siamo perfettamente estranei. Tra i protagonisti colpisce per sicurezza vocale il Bramino di Philippe Do, mentre il protagonista John Bellemer convince meno, pur apprezzando una netta crescita, anche scenica, nel secondo atto. Quanto alla bellissima, Nicole Piccolomini, fa quel che può destreggiandosi tra unottava bassa bronzea e una alta priva di armonici. Giorgio Surian ricopre con autorevolezza il ruolo del sultano infoiato. Se il buon giorno si vede dal mattino è chiaro che il Festival conosce una nuova stagione. Ed è quel che occorreva.
Il Festival dei Due Mondi rinasce
Il Festival dei 2 Mondi a Ferrara sembra rinascere sotto la nuova direzione. Il primo titolo, Padmâvatî, di Albert Roussel, è un'opera atipica e rara, basata su una storia indiana del trecento. La musica è di alta dignità artigianale, con momenti memorabili, cori bellissimi e pagine di puro sinfonismo. L'opera è stata diretta da Emmanuel Villaume con l'Orchestra Nazionale di Praga e il Coro dello Châtelet, e presenta un allestimento indiano di SanjayLeela Bhansali. I protagonisti sono stati colpiti per sicurezza vocale, con Philippe Do e Giorgio Surian che hanno recitato con autorevolezza. Il Festival sembra conosere una nuova stagione.
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