Determinazione contraria alla proposta avanzata nel 2004 e contestata dai residenti perfino alla Commissione europea La Provincia boccia la richiesta presentata dalla Cava Mirabei per tutelare l'ambiente dell'anfiteatro morenico da polveri e rumori La Provincia dice no all'impianto per la produzione di calcestruzzo a Cava Mirabei. Con una determinazione datata 19 giugno il settore ecologia nega l'autorizzazione alla ditta, che ha sede in località Ruina, di posizionare a fondo cava un impianto che avrebbe dovuto produrre calcestruzzo tramite materiali inerti e rifiuti non pericolosi. La decisione era attesa da anni dall'impresa, che presentò la richiesta ancora nel 2004, dai Comuni di Caprino e Rivoli, dalle associazioni ambientaliste e dal comitato per la salvaguardia per l'anfiteatro morenico. La decisione è arrivata ora, in conformità al parere contrario già espresso dalla Commissione tecnica provinciale per l'ambiente (Ctpa) lo scorso 21 gennaio. Ma il pronunciamento negativo era tutt'altro che scontato. La vicenda è lunga e complessa e non sono mancati i colpi di scena; il caso era finito anche alla Commissione europea di Bruxelles, su interessamento della deputata Donata Gottardi, dato che a pochi metri dall'area di cava ricadono una zona Sic (sito di interesse comunitario) e una Zps (zona di protezione speciale). In gennaio lo stop all'impianto di betonaggio da parte della Ctpa arrivò pochi giorni dopo che la Provincia diede il via libera, tra le polemiche, alla discarica di limi di marmo gestita in quella stessa area dalla ditta Ecoblu, nata da una scissione della società Cava Mirabei srl. Una scelta su cui ci fu il parere negativo da parte dell'Agenzia regionale per l'ambiente, preoccupata del possibile inquinamento delle vicine falde acquifere, eventualità che sarebbe scongiurata dopo un'attenta valutazione tecnica dell'idoneità del sito. Ma quali sono le motivazioni per cui il Settore Ecologia della Provincia ha deciso di negare l'autorizzazione? Anzitutto, la valenza ambientale e paesaggistica del comprensorio dell'anfiteatro, che, si legge nella determinazione, «è meritevole di tutela, in primis limitando l'impatto delle attività già esistenti». Un riconoscimento per un territorio di pregio che ha già molto pagato in passato e che è stato sfruttato all'inverosimile. Passi allora la discarica, secondo la Provincia, come modalità di ripristino ambientale per una porzione di cava (due terzi dell'area totale, pari a due milioni 500mila metri cubi), ma niente autorizzazione per un'attività produttiva in piena regola; meglio, sempre secondo la Provincia, pensare al recupero generale di quel buco. Poi c'è la presa d'atto del documento d'intesa per la riqualificazione dell'anfiteatro morenico sottoscritto dalla Provincia, dai due Comuni interessati e da un rappresentate della ditta Mirabei: approvata dal Consiglio provinciale il 18 luglio 2007 e il primo agosto dal Comune di Rivoli, l'intesa prevedeva la sospensione di 12 mesi per la realizzazione dell'impianto, in attesa di un accordo di programma definitivo tra le parti, che valutasse la delocalizzazione di tutte le attività produttive in aree più idonee. Il Comune di Caprino non ha ancora recepito l'accordo, ma intanto la Provincia, a poco meno di 30 giorni dallo scadere dei 12 mesi, ha pronunciato il suo no all'impianto per il calcestruzzo
AMBIENTE. CAPRINO e RIVOLI. Impianto per calcestruzzo? No
La Provincia ha deciso di bocciare la richiesta della ditta Cava Mirabei per l'autorizzazione a posizionare un impianto di produzione di calcestruzzo a Ruina. La decisione è stata presa in conformità al parere contrario della Commissione tecnica provinciale per l'ambiente. La vicenda è lunga e complessa, con polemiche e colpi di scena. La Provincia ha deciso di non autorizzare l'impianto per motivi ambientali e paesaggistici, limitando l'impatto delle attività esistenti. La Provincia ha anche deciso di non autorizzare la discarica di limi di marmo gestita dalla stessa ditta, a causa del possibile inquinamento delle falde acquifere.
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