La soprintendente Grifoni risponde così all'esposto dell'architetto Pellegrini La telenovela di casa Rastelli, il rudere di proprietà del Comune, ricettacolo di immondizia di ogni genere, situato dietro la canonica della basilica, si arricchisce di un altro capitolo. Dopo la decisione dell'amministrazione comunale di demolire l'immobile (l'evento è stato programmato per settembre), ecco che il poprintendente per i beni archtettonici di Firenze, architetto Paola Grifoni, torna a dire la sua, rispondendo a un esposto inviato dall'architetto Valdemaro Pellegrini (ex assessore della giunta Messeri). E la sua è riassumibile in questo modo: quell'edificio sarebbe meglio recuperarlo, anziché abbatterlo. Ma vediamo, nello specifico, cosa è riportato nella missiva inviata a Pellegrini e, per conoscenza, al Comune. «In riferimento alla sua segnalazione circa l'eventuale demolizione dell'immobile Casa Rastelli - scrive Grifoni - non si può che rinnovare quanto già espresso da questo ufficio, con nostra nota del 2 maggio 2007, richiamando ancora oggi l'opportunità della conservazione di una dignitosa testimonianza di architettura civile». «Circa la possibile datazione dell'immobile - prosegue - si può annotare come l'accatastamento ottocentesco non sia probante della facies attuale dell'edificio, che da una sommaria analisi dei suoi elementi formali e decorativi sembra rinviare a un momento storico successivo, forse di riqualificazione formale dei prospetti, che verosimilmente inducono a collocare l'aspetto attuale della facciata principale ai primi decenni del Novecento. Si invita dunque il Comune ad adottare le più idonee forme di valorizzazione e conservazione dell'immobile anche sul piano urbanistico».