Almeno quattro emergenze gravi investono ormai da diversi anni e sempre più pesantemente sulla vita e le funzioni culturali e civili dei nostri monumenti. La prima riguarda il bilancio regionale ordinario e le «perizie di somma urgenza». Il capitolo deputato alla "Manutenzione, conservazione e restauro dei beni monumentali naturali e ambientali" è stato ridotto - con la motivazione strumentale che ai suoi fini si poteva e doveva provvedere con le risorse europee - dai 20-25 milioni di euro del 2004-2005 a 200 mila euro nel 2006-07 e al milione e mezzo di euro del 2008. La conseguenza è che Soprintendenze vedono del tutto frustrati i loro doverosi programmi annuali. Ma non solo. Sui tavoli degli assessorati si accumulano, ormai da tre anni, una cinquantina di «perizie di somma urgenza» che hanno ormai raggiunto limporto di 2 milioni e 380 mila euro. Del tutto sintomatici i casi dei merli pericolanti della Cattedrale di Palermo e del tetto squarciato di unimportante chiesa barocca a Erice, dal 2006 in attesa degli urgenti lavori di salvaguardia. Tempestivamente, dopo lo stanziamento di questanno gli uffici hanno chiesto la sia pure inadeguata integrazione (variazione di bilancio), di 5 milioni di euro. Senza di che non solo resterebbero ancora chiusi i cantieri dei restauri interrotti anche da dieci anni (quello, a esempio, di un piccolo capolavoro ericino di architettura borrominiana). Ma resterebbero scoperte, almeno nella più gran parte, le stesse accennate «perizie di somma urgenza». Le «variazioni di bilancio», quando si voglia, non si decidono anche rapidamente presso lassessorato competente? E andiamo al secondo capitolo: Maredolce, Palazzo Bonagia e le risorse europee. Lemergenza grave, per questi due straordinari monumenti - il famoso solacium arabo-normanno del XII secolo a Brancaccio e il già-capolavoro del "barocchetto siciliano" del XVIII secolo alla Kalsa - si configura negli aspetti concettuali e fattuali di cui appresso. Primo: si tratta di monumenti di straordinario interesse non solo storico-artistico e culturale ma anche socio-economico-ambientale. Secondo: nonostante tale somma di valori e interessi, il loro restauro si protrae stancamente, a pezzi e bocconi (e con vandalismi vari e distruttivi tra un cantiere e laltro) da sessantanni per Maredolce e da venticinque per Palazzo Bonagia; senza che listanza ultimativa e fruitiva sia mai stata posta da alcuno con il necessario vigore, correlato ai valori e agli interessi anzidetti. Terzo: già nel 2001, a cantieri fermi (da poco per Maredolce, da molto per Palazzo Bonagia) ai due monumenti non fu concesso il posto a tavola per la prima mensa di Agenda 2000, e solo nel gennaio 2006, dalle briciole, furono loro finanziati i «progetti-stralcio» di 3.000.000 e 2.850.000 euro rispettivamente. Quarto: tuttaltro che irrilevante è il fatto che quei finanziamenti-stralcio sono ancora lungi dal divenire gare di appalto, con la conseguenza che oggi come oggi è impossibile redigere e presentare quei cospicui «progetti ultimativi» che, per essere ammessi alla nuova e già apparecchiata mensa europea, dovrebbero essere addirittura «esecutivi e cantierabili». Chi, come e quando riuscirà a spezzare - in nome e per conto dei valori e interessi collettivi più volte richiamati - un tale circolo vizioso? Chi potrà garantirci che Maredolce e Palazzo Bonagia, perdendo questultimo e prezioso autobus europeo, non restino per sempre incompiuti e degradati, mortificati e mortificanti, sotto mille aspetti, per i rispettivi quartieri, Palermo e la Sicilia tutta? E veniamo a unaltra «emergenza: il "Museo del Settecento". Da sei anni è in piedi la vivissima istanza tecnico-burocratica, culturale, sociale e civile, per la creazione di un nuovo e attraentissimo istituto museale a Palermo: quel "Museo del Settecento", tanto auspicato, come appena accennato e che agevolmente potrebbe essere realizzato nella sede quasi naturale dellAlbergo dei Poveri (ancora mancante, dopo venti anni, di una vera destinazione duso), con le ricche collezioni di pittura e arti applicate (ori e argenti, coralli, maioliche, mobili, tessuti, e così via) che da sessantanni attendono di uscire dal chiuso dei depositi della Galleria di Palazzo Abatellis. Listanza, già condivisa da studiosi di fama internazionale e dallo stesso Consiglio regionale per i beni culturali, sembra che sia stata recepita, ma solo ufficiosamente, in sede assessoriale, ma senza approdo purtroppo in determinazioni fattuali. Si pone, quindi, lo stesso drammatico dubbio cui accennavamo per i «completamenti» dei restauri di Palazzo Bonagia e Maredolce: che la mancanza di precisi strumenti progettuali e formali impedisca di attingere, per tale importante realizzazione, ai nuovi e preziosi, forse insostituibili, fondi europei; già in fase, ripeto, di programmazioni ipotecarie, per precisi input politici. Ultimo punto. Gli archivi delle ex-Soprintendenze. Si tratta, esattamente, dellarchivio storico-amministrativo nonché fotografico della ex-Soprintendenza storico-artistica e di quello fotografico della ex-Soprintendenza ai Monumenti della Sicilia occidentale; preziosi strumenti non solo per la memoria ma anche per le funzioni attuali della nuova Soprintendenza unitaria, oltre che per gli studi e ricerche in generale nei rispettivi campi. Ma, pur nella ottimale destinazione allocativa degli archivi stessi, nella sede di Palazzetto Agnello in via Incoronazione, è quasi incredibile, per circostanze varie di questi ultimi anni, lintasamento e il disordine dei contenitori e dei contenuti (fascicoli, carpette, classificatori, ecc.) in cui tutto giace. Con il risultato che ogni fruizione, pur necessaria a ogni piè sospinto degli archivi stessi, risulta impossibile, causa lintasamento e il disordine anzidetti. Il riordino, con apposito e razionale progetto, si può iniziare soltanto se cè la totale disponibilità dello spazio ai vari livelli del palazzetto. Spazi di cui la Soprintendenza responsabile, però, non può ancora disporre. Unemergenza anche questa, evidentemente, pur nella differenza non meno evidente con le tre prima evidenziate.
SICILIA - Lemergenza dei beni monumentali di Palermo
In Sicilia, diversi monumenti storici e culturali sono stati colpiti da emergenze gravi che richiedono interventi urgenti. Tra questi, il bilancio regionale ordinario e le perizie di somma urgenza, che hanno ridotto i fondi disponibili per la manutenzione e il restauro dei beni monumentali. I cantieri di restauro sono stati fermati da anni, e le perizie di somma urgenza sono state accumulate, con un totale di 2 milioni e 380 mila euro. Alcuni esempi di monumenti colpiti sono il solacium arabo-normanno di Brancaccio e il Palazzo Bonagia, che hanno richiesto finanziamenti-stralcio per i progetti di restauro, ma che non sono stati ancora approvati.
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