TORINO La lunga, spossante lotta di Norberto Bobbio contro la morte sì è conclusa: è toccato al figlio Marco, cardiologo nello stesso reparto dove il filosofo era ricoverato, assisterlo nei momenti estremi e, poco dopo le cinque di ieri sera, dare l'annuncio. Subito dopo il prefetto Achille Catalano ha avvertito il Presidente Ciampi. Non c'erano testimoni, anche se gli altri due figli, Andrea e Luigi, sono arrivati poco dopo: discrezione e riserbo hanno protetto le ultime ore di Bobbio nel reparto di Cardiologia universitaria dell'Ospedale Molinette a Torino, dove era stato ricoverato tre giorni prima in seguito all'acutizzarsi di un'infezione polmonare. La sua tempra eccezionale, in realtà, gli ha consentito di continuare a lottare oltre ogni previsione, alternando brevi intervalli di lucidità a periodi sempre più lunghi di sopore incosciente. Le sue ultime parole, rivolte al primario del reparto, erano state «lasciatemi tranquillo», e la sua volontà è stata rispettata. Finché, senza che si accentuassero in apparenza le sue sofferenze, il cuore del vecchio filosofo ha cessato di battere. Da alcuni giorni, del resto, il suo respiro sempre più debole era stato sostenuto soltanto dalla maschera ad ossigeno. La scelta di rinunciare a qualsiasi accanimento terapeutico è stata, oltre che un atto di rispetto per le sue ultime volontà, una scelta coerente con lo stile di vita di un uomo di 94 anni che ha saputo guardare con lucidità, fino all'ultimo (non però con disincanto) in faccia alla morte. Laico, certo, Norberto Bobbio, come tanti passi di quel singolare monologo, il suo saggio De senectute dato alle stampe otto anni fa, restano a dimostrare. Laico al punto da chiarire i suoi sentimenti nei dettagli: «Sin da ragazzo, quando ho cominciato a riflettere sui problemi ultimi, mi sono sempre sentito più vicino ai non credenti... Mi sono sempre parse più convincenti le ragioni del dubbio che non quelle della certezza». Laico, ma allo stesso tempo portato con passione crescente ad applicare alla meditazione filosofica lo stesso paradigma del dubbio impiegato in passato nella filosofia e nella politica. E questo, assicurano coloro che gli sono stati vicini, il senso del suo silenzio negli ultimi anni: Bobbio ha tentato e probabilmente è riuscito a descrivere se stesso contemplandosi dall'esterno. La lentezza, gli smarrimenti, il dolore per la scomparsa dell'amata moglie Valeria sono diventati strumenti di lavoro, materiali per un autoritratto. Il quale parla della «vita che non può essere pensata senza la morte», e del congedo dal mondo come della «discesa verso il nessun luogo». Ma lascia uno spiraglio anche alla speranza: «La seconda vita, se c'è, è eterna, è una vita senza morte». Questo Bobbio indagatore dei misteri ultimi finirà col prevalere sull'altro, razionale e metodico quanto può esserlo un illuminista dei nostri tempi? Una mano anonima ha annotato nel libro delle condoglianze una frase del Maestro: «La storia, per tante ragioni che gli storici conoscono benissimo, è imprevedibile».