Il Consiglio di Stato respinge le pretese di Ancona: il gruppo rimarrà nel museo della cittadina PERGOLA - I Bronzi dorati sono e resteranno a Pergola. Parola di Consiglio di Stato. Si è chiusa così, dopo 6 lunghi anni, la contesa giudiziaria tra Pergola e Ancona. La sentenza dei giudici amministrativi, ancora fresca di deposito, datato 19 giugno, ha stabilito una volta per tutte che il Museo di Pergola ha lo stesso "buon livello di efficienza" di quello di Ancona, ma soprattutto che il famoso protocollo sul "pendolarismo" dell'opera, siglato nel 2001 tra Comune e Provincia di Ancona, Provincia di Pesaro e Urbino, Comune di Pergola, di fatto non è mai stato valido. E questo per colpa di una firma mancante. Quella del Ministero dei Beni culturali, uno dei partecipanti necessari dell'accordo, che quell'accordo ha solo visionato, ma mai sottoscritto. Uno spazio bianco che ai dorici costerà ora qualcosa di più di un pieno per una gita culturale nella città dei Bronzi. «Siamo soddisfatti - esulta il sindaco di Pergola, Giordano Boni -questa è la conferma che avevamo ragione. I Bronzi rimangono qui. Il caso è chiuso». «Con questa sentenza - rimarca lo strenuo paladino della vicenda processuale, l'avvocato Bruno Brusciotti, difensore del Comune di Pergola - siamo finalmente arrivati all'ultimo giro di valzer. Il complesso equestre è l'emblema di Pergola e dell'entraterra. E qui deve stare». Ma facciamo alcuni passi indietro. La battaglia per il possesso dei Bronzi ha infatti avuto più riprese. Con questa sentenza si chiude solo l'ultima vicenda giudiziaria sul caso. Una vicenda cominciata nel 2002 quando l'allora sottosegretario al Ministero dei Beni culturali, Vittorio Sgarbi, e con lui la Soprintendenza per i Beni archeologici delle Marche, sancirono che il gruppo scultoreo non dovesse muoversi da Pergola. Un provvedimento dettato da motivi di sicurezza. Sgarbi riteneva infatti che il trasferimento avrebbe potuto pregiudicare la conservazione dell'opera. Peccato però che il suo decreto andasse a "cozzare" con il protocollo firmato l'anno precedente dagli enti locali. «Un compromesso», così come lo definisce il sindaco Borri, che prevedeva appunto l'eventuale "pendolarismo" di Agrippina, Nerone, cavalli e compagnia bella tra Pergola e Ancona. In pratica, la capitale marchigiana avrebbe potuto reclamarli e quindi ottenerli senza troppe difficoltà. In linea teorica però, perché di fatto sono ormai entrate negli annali le barricate dei pergolesi contro i ripetuti annunciati "ratti" del monumento. «Pur di difenderli - ricorda l'avvocato Brusciotti - si arrivò a murare il Museo con mattoni e cemento». Ma Ancona, Provincia e Comune insieme, non accettarono di buon grado il provvedimento di Sgarbi. Che finì di fronte al Tar nel 2004. Vittoria peri dorici, quella volta, che ottennero l'annullamento dello "sgarbo" e il riconoscimento della validità del protocollo. Affatto domi i pergolesi che bussarono alle porte del Consiglio di Stato sventolando la presunta "nullità" del protocollo. Oggi, a distanza di anni, Pergola ha finalmente avuto ragione.
Pergola ha vinto la disfida dei Bronzi
Il Consiglio di Stato ha respinto le pretese di Ancona e ha confermato che il Museo di Pergola ha lo stesso "buon livello di efficienza" di quello di Ancona. La sentenza ha stabilito che il protocollo sul "pendolarismo" dell'opera, siglato nel 2001, non è stato valido a causa di una firma mancante del Ministero dei Beni culturali. Il sindaco di Pergola, Giordano Boni, esulta per la conferma che i Bronzi rimarranno nel museo. L'avvocato Bruno Brusciotti, difensore del Comune di Pergola, afferma che la sentenza si chiude solo l'ultima vicenda giudiziaria sul caso.
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