Le proteste del mondo del cinema contro il governo sono ormai una valanga. Perfino maggioranza e opposizione si sono unite nel lanciare critiche contro il ministro Bondi per la cancellazione del tax credit, la possibilità cioè di defiscalizzare gli utili reinvestiti in nuove produzioni cinematografiche. Solo l' attore e deputato Pdl, Luca Barbareschi, ha aperto uno spiraglio affermando che il governo si impegna a riconsiderare la sua decisione che penalizza il mondo del cinema italiano, ma intanto ne dice di tutti i colori contro il "suo" governo: «È un errore politico. Un paese che taglia le gambe alla cultura è un paese che ha scarse possibilità di crescita». Sulla stessa i due schieramenti di maggioranza e opposizione che hanno già presentato due proposte di legge (una di Gabriella Carlucci Pdl, una di Luciano Ciocchetti Udc) che sollecitano politiche di sostegno al cinema, mentre i sindacati confederali di categoria Cgil-Cisl e Uil hanno già chiesto un incontro urgente con il ministro Bondi. Nel mondo del cinema il coro di no al governo è unanime: Fabrizio Bentivoglio: «Cancellare la tax credit dal cinema vuol dire che l' Italia è una repubblica delle banane. Le innovazioni al settore vengono sventolate e poi nascoste nel cassetto. La decisione degli autori di boicottare i festival italiani è un gesto eclatante. Spero che non si debba arrivare a questo». Proprio sul boicottaggio deciso dagli autori interviene Gian Luigi Rondi, nuovo timoniere della Festa del Cinema di Roma: «sono completamente solidale con la protesta dei cineasti e dei produttori italiani: la cancellazione da parte del governo del tax credit rischia di compromettere ed offuscare una stagione straordinaria per la nostra produzione nazionale, ma l' idea di boicottare i festival mi lascia perplesso. Se c' è uno strumento utile alla promozione del nostro cinema sono proprio i festival; la decisione di non partecipare a Venezia, Roma e Torino rischia di peggiorare la situazione del nostro cinema». Divisi sul boicottaggio anche alcuni autori. Ozpetek (per la Mostra si parlava già del suo nuovo Un giorno perfetto) dice: «Non ho ricevuto ancora alcun invito ufficiale ma in ogni caso sarò solidale con quanto si deciderà tutti insieme». Di altro parere Daniele Vicari anche lui tra i papabili di Venezia con Il passato è una terra straniera. «Premesso che la cancellazione del tax credit è assurda e miope - afferma - perché riduce la capacità produttiva della cultura italiana, la decisione di ritirarsi dai festival mi pare una sorta di suicidio: la ritengo controproducente e farà gioire coloro che, come il ministro Brunetta, odiano il cinema italiano. Avrei scelto altre forme di protesta: ad esempio bloccare la vendita dei diritti dei film italiani alle televisioni, perché c' è una assurda sperequazione rispetto ai prodotti americani». La cancellazione degli incentivi fiscali rischia di bloccare anche il processo di trasformazione delle sale cinematografiche verso l' ormai improrogabile passaggio al digitale. Secondo l' ex-ministro Francesco Rutelli, con il centro-destra la cultura è alla bancarotta: nelle previsioni di Tremonti, ha ricordato, il bilancio del ministero dei Beni Culturali viene ridotto di 423 milioni di euro nel triennio 2009-2011.