Lo scrittore: Conti e Martini mi hanno decisamente deluso FIRENZE. «La Toscana è a rischio ambientale». E' l'accusa dello scrittore Alberto Asor Rosa, presidente della rete dei comitati toscani, che oggi terranno a Firenze un convegno su «Le emergenze in Toscana. Crisi di un modello regionale di sviluppo». Dal paesaggio all'urbanistica, dalle grandi opere alla geotermia, la Toscana è sotto accusa. Per non aver impedito negli ultimi anni l'«assalto» del partito del mattone. «Febbre alta, altissima», diagnostica Asor Rosa a proposito della «malattia» che ha colpito la nostra regione. E sul presidente della Regione Claudio Martini il leader dei comitati è severo: «Non ha accettato il dialogo con noi. Si è arroccato». Non le sembra francamente eccessivo parlare di un «caso Toscana» quando la nostra è una tra le regioni più amate al mondo per il suo paesaggio? «No, non è eccessivo. L'indicazione è determinata dal fatto che da un decennio la Toscana è a rischio di perdere le connotazioni per cui, a suo tempo, mi permisi di definirla "felix"». Da cosa nasce un giudizio così allarmato? «Dal fatto che negli ultimi anni in Toscana sono intervenute delle vere e proprie emergenze paesaggistiche. Non mi riferisco solo ai cosidetti ecomostri, ma anche alle grandi opere che si intendono costruire in questa regione: dall'autostrada Tirrenica alla Tav. Una relazione del convegno è dedicata alla mappa delle emergenze: ne sono state segnalate 109. Un numero indicativo del fatto che ci troviamo difronte ad una vera emergenza ambientale». Se la Toscana sta male, chissà le altre regioni... «Ci occuperemo anche del caso Italia con la relazione di un grande urbanista, Edoardo Salzano. Il quale denuncia che in altre regioni, dalla Sicilia alla Lombardia, la situazione è molto più catastrofica che in Toscana». Però sotto processo c'è solo la Toscana. «La rete dei comitati è nata qui, forse anche per la sensibilità dei toscani nei confronti della natura e del paesaggio. Voglio dire, uno scempio in Toscana fa più colpo che altrove proprio perchè ci troviamo in una regione di straordinaria bellezza paesaggistica. Però la rete si sta allargando ad altre regioni». Toscana infelix e malata? «La febbre della Toscana è piuttosto alta e, se non si interviene in fretta, potrebbe causare un'invalidità permanente». Se la Toscana è malata, le altre regioni chissà come stanno... «Sono in coma». Di chi la responsabilità del passaggio della Toscana da felix ad infelix? «Negli ultimi anni si è assistito in questa regione ad un attacco massiccio della rendita finanziaria che ha prodotto gravi processi di speculazione. L'economia si è retta grazie al mattone. Si sono abbattute nel territorio regionale immense colate di cemento a danno della tutela del paesaggio. E' evidente che se questo è potuto avvenire lo si deve anche al fatto che gli orientamenti delle forze politiche sono stati accondiscendenti al fenomeno, o quantomeno non hanno operato i necessari filtri». Quali sono i vostri rapporti con la Regione? «Sono rimasto decisamente deluso dall'atteggiamento del presidente Martini e dell'assessore Conti. Pensavo di instaurare con loro un'interlocuzione critica ma costruttiva, che però loro non hanno giudicato utile». La Toscana è una regione che da anni soffre di una crisi economica legata molto alla mancanza di infrastrutture: aeroporti, strade. Le ragioni del no non rischiano di imbalsare la regione? «Ogni nostro no è sempre accompagnato da una soluzione alternativa. Solo un esempio per capirci: noi siamo contrari all'autostrada Tirrenica, ma favorevoli all'adeguamento dell'Aurelia da Grosseto a Civitavecchia. Siamo rigorosi nella tutela dell'ambiente, ma anche sensibili alle ragioni dello sviluppo». La rete dalla Toscana si sta espandendo al resto della Penisola? «La novità degli ultimi mesi è che l'esperienza toscana dei comitati si sta diffondendo un po' ovunque. Proprio nei giorni scorsi ho partecipato ad un'assemblea dei comitati lombardi che, analogamente a quelli toscani, si stanno organizzato in rete. Lo stesso processo sta avvenendo in Veneto, nelle Marche, in Umbria e in altre regioni». In futuro la Rete dei comitati si trasformerà in un soggetto politico, nel partito dei comitati? «Escludo in maniera categoria l'ipotesi di un nostro partito. Non escludo invece la possibilità che la rete diventi soggetto politico, purché nasca dal basso». Il federalismo dei comitati «Lo chiami come vuole. Importante è partire dai comitati di base, che poi si uniscono tra di loro in una rete». La conclusione del convegno è affidata a Ornella De Zordo, nota esponente della lista dei cosidetti "professori". I comitati diventeranno la linfa sociale di una nuova sinistra radicale? «No, nei comitati ci sono molte e diverse posizioni. Non accettiamo di essere ingabbiati in una soluzione politica già scontata».