Marisa Cagliostro, docente della facoltà di Architettura dell'Università di Reggio e responsabile del Cerere (Centro regionale per il recupero dei Centri storici calabresi) ci ha inviato la seguente opinione. Ci sorprende non poco la polemica riportata dalla stampa, sorta attorno alla firma dell'Accordo di programma quadro sui Beni culturali tra i Ministeri competenti e la Regione Calabria. Forse pochi come noi, che da tempo ci occupiamo senza clamore di studi e ricerche in questo settore, sanno che il documento costituisce un'importante tappa nella programmazione che fa seguito ad altri adempimenti e atti da tempo messi in cantiere dalla Regione Calabria e faticosamente raggiunti con le risorse economiche disponibili; inadeguate rispetto ai bisogni. Tale atto costituisce comunque un evento di rilievo al di là del fatto che possono trovare spazio sulla stampa e nel dibattito politico obiezioni di fondo legittime e propositive sulla valorizzazione dell'intera regione attraverso il recupero e la messa in valore dei beni culturali come volano di sviluppo economico dell'area. Sembra incredibile che tali obiezioni o eventuali validi suggerimenti non siano venuti tempestivamente dalle parti politiche oggi in agitazione e dalle comunità locali. Quanto al ruolo delle strutture universitarie e di ricerca ampiamente presenti nella regione, le stesse, non hanno mancato di mettere a disposizione di chiunque la propria esperienza e conoscenza del territorio, dai Rettori, ai docenti, ai giovani laureati e ricercatori. Il documento di cui oggi si parla, ha avuto dunque una lunga e sofferta elaborazione cui hanno partecipato le istituzioni deputate alla tutela dei beni. Certamente hanno pesato le proposte progettuali presentate a suo tempo, non omogenee per l'intero territorio o tecnicamente perfette, dai vari soggetti ammissibili ma è stata certamente per la prima volta accolta l'esigenza di fare rete e sistema, così come in forma abbastanza accettabile è stato fatto. La stesura approvata è quella che ha dovuto essere precisata, pena la perdita dei finanziamenti e ci sembra la migliore proposta possibile nelle condizioni di scarsa capacità progettuale e di spesa degli enti locali e talvolta delle stesse Soprintendenze, oberate da problemi gestionali di ogni specie a fronte di risorse umane e tecnico- scientifiche limitate in un territorio vasto e degradato come quello calabrese. Va dato comunque atto sia alle Soprintendenze che ad alcune amministrazioni locali di aver compreso la complessità delle procedure relative all'attribuzione e alla spesa dei fondi europei e di aver cercato di creare sinergie tra gli stessi enti locali costituendo associazioni e consorzi o rivolgendosi alle professionalità competenti delle problematiche del territorio. . Era al momento della presentazione delle idee progettuali che occorreva rimboccarsi le maniche, politici e amministratori di ogni colore, e lavorare alla formazione di i-dee di integrazione tra i vari settori del patrimonio regionale. Se, come sembra, si va ormai nella logica dalla valorizzazione per "distretti culturali" è in questo senso che dovevano andare le ipotesi e le proposte che non ci sembra siano state avanzate o abbiano trovato spazio in riunioni o convegni o dibattiti televisivi o sulla stampa. Un recente bando delle fondazioni bancarie sulla proposta dì Distretti culturali ci auguriamo che possa portare ulteriori risorse e soprattutto idee che sono proprio quelle che sembrano mancare a chi ancora cerca di fare leva sulla guerra tra poveri discriminando sulla importanza maggiore dell'archeologia rispetto agli altri beni con un concetto ormai superato dalla integrazione dei beni con le altre risorse del territorio come quelle produttive o ambientali. È un modo vecchio di gestire il consenso quando si vuole mettere la minoranza albanese contro la grecanica o la piana di Sibari contro quella di Rosarno o la Sila e il Pollino contro l'Aspromonte. Ci auguriamo che le energie necessarie a sostenere sterili e vuote polemiche vengano meglio indirizzate per rendere il dovuto servizio ai cittadini che hanno affidato alle loro rappresentanze il loro futuro, specialmente quello dei giovani cui si offre uno spettacolo veramente deludente. È infatti facile ma poco costruttivo e denota superficialità e incapacità e creare polemiche sterili all'indomani della conclusione di un primo atto dovuto da parte dell'assessorato competente e sul quale ci consta siano state operate scelte non elettoralistiche né personalistiche o rispondenti a interessi di parte. Stimiamo troppo e conosciamola serietà e la competenza del Soprintendente regionale ai beni culturali e degli altri suoi colleghi che, giunti da poco nella nostra regione hanno faticato a entrare nei problemi locali, percorrendo le pessime strade che collegano i nostri importanti centri storici, quelle sì, degne di vibrate proteste in quanto non esiste sviluppo attraverso la cultura se i monumenti e le bellezze artistiche e ambientali continuano a non essere agevolmente raggiungibili. In ultimo, rispondo personalmente al segretario regionale dei Ds, Adamo, che ha dichiarato alla stampa che all'assessore Zavettieri starebbe più a cuore il frantoio Ne-sci (a Bova Marina) che Sibari, per chiarire che è idea progettuale voluta dall'Università di Reggio Calabria in partenariato siglato oltre due anni fa con la Soprintendenza archeologica e il Comune interessato. L'ipotesi di inserire, rilevandola con qualche centinaio di euro, la bella e abbandonata costruzione rurale nel progetto di valorizzazione dell'area del Basso Ionio reggino; ciò è finalizzato alla valorizzazione dei resti della sinagoga ebraica di Bova Marina in un più ampio parco tematico integrato che valorizzi l'area del parco archeologico insistente sulla proprietà Nesci in gran parte già vincolata. Se questa è un'accusa, cioè quella di creare buoni progetti in concertazione tra istituzioni, vorrei che di queste accuse se ne lanciassero tante perché vorrebbe dire che mentre alcuni lavorano sulle parole altri si adoperano, senza alcuno scopo di lucra, a mettere piccoli tasselli per lo sviluppo di questa nostra tuttora sfortunata regione.