Il cartellone del Carlo Felice è probabilmente tutto quello che si poteva spremere da una botte semivuota e il direttore artistico non poteva fare né di più né meglio. Compensa per quanto è possibile la scarsità del programma operistico con lapprezzabile densità di quello sinfonico. Si affida a voci illustri (Devia) anche se un po dannata (Bruson, Nucci) per rendere attraenti opere arcinote (Rigoletto, Bohème), con la sola relativa (per Genova) rarità di Arianna a Nasso di R. Strauss e lomaggio a Giordano (di cui ricorrono i 60 anni della morte) con lAndrea Chenier, programmato un po ovunque già nella appena passata stagione. Rinuncia a qualsiasi proposta culturale, che ancora questanno aveva dato esiti eccellenti con il Werther, lOnegin e il quasi inedito Tea, a mirror of soul, per puntare sul repertorio più pacifico e di cassetta. Prevede bravi direttori come Renzetti e Campanella o il bravissimo Juanjio Mena, ma non richiama più lottimo Bruno Bartoletti e mette in mano il cinquanta per cento del programma al discusso Oren. Un confronto con i vicini teatri di Milano e Torino aiuterà a valutare questo cartellone lirico da tempi di crisi. A Milano le opere (non contiamo i balletti) saranno il doppio che a Genova, con escursione dal Seicento (di Monteverdi) a un ricco Novecento (di Britten, Pizzetti, Janacek e Stravinskij), passando per Mozart, Rossini, Verdi e Wagner. E il direttore più gettonato sarà ancora Daniel Barenboim, reduce da una stagione straordinaria, in cui ha diretto, tra laltro, un Tristano e Isotta memorabile e un frizzante Giocatore di Prokofev . Forse, se si vuol cogliere fino in fondo la differenza tra il nostro povero teatro e la ricca Scala, si può confrontare un direttore dallo spessore intellettuale e dallafflato unitario e universale come Barenboim, che concilia persino palestinesi e israeliani, e spazia dallOttocento al Novecento, con una buona bacchetta da repertorio ottocentesco standard come Oren, tra le cui virtù non pare, peraltro, brillare quella della concordia. Se si obietta, come è giusto, che la Scala gode di una forza economica incomparabile, si potrà confrontare il nostro cartellone con quello del vicino Regio di Torino. Qui i titoli operistici sono nove (come a Genova nellanno appena concluso). Ma, a parte una Bohème anche lì, in scontato omaggio ai 150 anni dalla nascita di Puccini, ci sono opere non proprio di repertorio come la Medea di Cherubini o Aci e Galatea di Haendel e il direttore musicale del Regio, Gianandrea Noseda, dirigerà due opere tanto importanti quanto inconsuete e bellissime come Thais di Massenet e (soprattutto) La dama di Picche di Cajkovskij. Roberto Iovino ha opportunamente definito "Radiografia di un teatro sullorlo di una crisi di nervi" la sua attenta e utilissima storia del Carlo Felice dalla rifondazione del 1991 a oggi. Ma non vorrei che il nostro teatro dentro la crisi ci fosse già caduto, con la complicità di tanti, dagli orchestrali e coristi ipercorporativi al polemico Oren, fino alla sindaco, che, per eccesso di attivismo e generosità, ha finito per dimezzare lautorità del sovrintendente, senza saperlo o poterlo sostituire. E ora che succederà a questo Carlo sempre meno Felice? Cartellone da tempi di crisi; Oren ancora in sella a dispetto dei molti e autorevoli che non lo apprezzano; Di Benedetto pure, anche se sempre più in partenza, esasperato e amareggiato di un esito così triste di tanti anni di un lavoro che si può discutere, ma non criticare per la qualità dei cartelloni e la quantità delle rappresentazioni; nessuna soluzione alternativa in vista, specie di una personalità, capace di riportare equilibrio e ordine negli sconvolti poteri del teatro dopera. Arriverà, ancora una volta, un commissario, più o meno politico? Lunica consolazione è che non può accadere niente di peggio di quello che è già successo.
LIGURIA - Carlo Felice, cartellone povero e lombra sinistra del commissario
Il cartellone del Carlo Felice per l'anno in corso è stato definito "Radiografia di un teatro sullorlo di una crisi di nervi". Il direttore artistico ha cercato di compensare la scarsità del programma operistico con la densità del sinfonico, ma la scelta delle opere è stata criticata. Il teatro ha rinunciato a proposte culturali di alta qualità e si è concentrato sul repertorio più pacifico e di cassetta. I direttori previsti includono Renzetti, Campanella e Mena, ma non richiama più il lottimo Bruno Bartoletti. Il confronto con i vicini teatri di Milano e Torino aiuterà a valutare questo cartellone lirico da tempi di crisi.
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