Antonio Paolucci, Soprintendente Regionale della Toscana e del Polo museale di Firenze, è anche membro del Collegio Scientifico della Fondazione Zeri ed è stato da poco nominato dal Ministro Urbani nel Consiglio scientifico per la valorizzazione e per la salvaguardia del patrimonio artistico italiano. Sarà cioè, d'ora in avanti, uno dei più stretti consulenti di Urbani. Quale è, dunque, il suo parere su tutta la questione della Fondazione Zeri? «Guardi , è tutto molto più semplice di quanti si pensi. Zeri nel suo testamento non ha detto che la biblioteca e la fototeca dovevano rimanere a Mentana. Esistevano degli accordi verbali col Rettore Roversi Monaco per quanto riguarda l'eventuale creazione a Mentana di un Centro di alti studi storico-artistici ma quel che conta è il testamento. E poi il problema non si esaurisce neppure su questo punto». Perché, quali altri aspetti ci sono? «Diciamo la verità, anche per chi si muove da Roma il fatto di andare a Mentana è indubbiamente molto scomodo, per il traffico terribile della Via Nomentana. Se tutto rimanesse lì quanti studiosi, anche stranieri, ci andrebbero? A Bologna invece sarà tutto più pratico e più fruibile, in un contesto veramente internazionale. Solo in questo modo e con questa ubicazione tutto il mondo guarderà con interesse alla Fondazione Zeri». Questo può però sembrare un discorso pretestuoso e di comodo. Del resto è avvertibile un disagio generale testimoniato dalle dimissioni di Roversi Monaco, di Settis , di Giuliano e dalle critiche di Mina Gregori. Per non parlare dei molti intellettuali ed amici di Zeri che nel corso di questi ultimi anni hanno protestato vivacemente. Lei che ne pensa? «Tutto ciò rientra nel campo del confronto fra opinioni diverse. Non vedo il problema. Anche una eventuale notifica da parte del Ministero dei Beni Culturali sulla Villa e sul suo patrimonio di volumi e di fotografie andava fatta all'inizio, anche se io non sarei stato d'accordo. Ora che senso avrebbe?».