La storia architettonica del nostri spazi ribolle di opere che spiccano per ingegno. Ma sono episodi che non trasmettono un significato che possa essere inserito organicamente in progetti globali e nati sulle esigenze dei tenitori. É percepibile da chiunque l'assenza di idee che nascano dalla critica e dall'analisi dell'ambiente vissuto, l'attuale epoca si è impossessata di un vocabolario per il quale la parola territorio significa coniugare gli indirizzi costruttivi con quella visione architettonica degli spazi sedimentata nel nostro immaginario. E l'immaginario ha una discendenza genetica dalla cultura, e si propone sempre fra gli elementi fondanti le nuove creazioni. É questa una forma di sensibilità che testimonia l'adesione della nuova architettura a criteri ispirati alla logica di una naturale evoluzione visiva degli spazi. Altro vocabolo in uso è tutela, che si raccorda a territorio nella consapevolezza del valore della continuità. Salvaguardia come necessità, perché consapevoli dei rischi dell'inquinamento, altro soggetto dell'era globale. L'ecosostenibilità pare integrarsi fluidamente tra questi tracciati, anche se la sua "sostenibilità" pratica rimane ancora legata a scelte ed indirizzi politici. Assume così dignità il concetto di pianificazione, unico come vocabolo in grado di assicurare scientificità a qualsiasi progetto. È anche su questa grammatica che il XXIII Congresso Mondiale di Architettura (UIA-Unione Internazionale degli Architetti) che si terrà a Torino fonderà i propri lavori. Accanto a questi temi si discuterà dell'importanza che Ia comunicazione riveste per la trasmissione e condivisione di conoscenze e valori architettonici. Nel nord della Toscana, esiste una realtà che combacia con le premesse che sono state tracciate. Parliamo dello studio di progettazione ReP- Rocco e Puccetti. Il loro impegno inizia nel 1990, su un contesto regionale che pareva possedere tutte quelle caratteristiche ambientali in grado di stimolare idee e progettualità. In effetti la loro opera, a qualche anno dalla sua incidenza effettiva sul territorio si può definire improntata sulle linee guida della salvaguardia e crescita di una realtà ambientale dalle connotazioni culturali definite da secoli di storia. Può risultare semplicistico affidarsi a scelte che rispettino l'idea della continuità storica, perché basterebbe inserirsi in un disegno già stabilito per uniformarsi al contesto senza creare traumi all'identità visiva del territorio. Ma il risultato sarebbe solo ingannevolmente raggiunto, perché ci troveremmo di fronte ad una copia senz'anima, che griderebbe tutta la sua inconsistenza e la sua falsa identità. Il segno degli architetti è invece presente, non ha mai scelto di latitare dietro soluzioni scontate. L'impronta della loro mano si distingue in quelle costruzioni di ambienti, fisici e visivi, dove è stato più difficile coniugare la creatività architettonica al segno del tempo. Probabilmente la sottile differenza che certifica l'Identità di un'idea dal già visto sta tutta nella scelta di evitare il clamore e lo stridio di forme troppo nuove e scisse da una concezione visiva preesistente. Il lavoro dei professionisti si esprime attraverso un linguaggio definito, per il quale gli elementi e i segni che lo identificano assumono significati compiuti e riconducigli ad una idea.