Speriamo solo che il ministro Bondi - affiancato, ho saputo, dal direttore del "Domenicale" Angelo Crespi - e la destra al governo, non ci asfissino con la "bellezza" e la "tradizione" (come la sinistra ci asfissiava con il sociale, l'impegno e il buonismo) che sono solo parole e nell'estetica moderna significano poco e niente (chi è più bello, Michelangelo o Van Gogh? Raffaello o i Carracci? Pinturicchio o Egon Schiele? Un cavallo vero o uno di Kounnellis?). Senza contare che perfino Dante, prima di essere tradizione, era modernissimo (altrimenti pure all'avanguardia del Dolce Stilnovo un conservatore del Duecento avrebbe contrapposto un qualche altro Stilvecchio...), come sono stati moderni i Siciliani, inventori del sonetto, oggi pubblicati in edizione critica e commentata grazie a un gruppo di studiosi. Ne ha scritto, sul Corriere della Sera, l'ottimo Cesare Segre, tirato per fortuna fuori dalla naftalina di via Solferino per una questione appropriata e highbrow, mentre non è fregato nulla al solito gruppetto di "critici" da terza pagina troppo occupati a parlare di "esperienza" e "non esperienza", "impegno" e "non impegno", Baricco e Saviano, Premi Strega e Premi della Minchia. Tant'è che nessuno di coloro che ha portato a termine questa impresa credo si definirebbe un "critico", né Roberto Antonelli, né Costanzo Di Girolamo, né Rosario Coluccia, bensì filologi, storici della lingua, etc. Speriamo che il ministro Bondi si accorga di quello che c'è da fare, non poco, in questo Paese che tanto si ritiene la culla della cultura quanto non si è accorto che il bambino dentro è morto strozzato dalla italianità cialtrona e impiegatizia. Speriamo che il ministro bandisca ogni retorica edificante, che sia un ministro moderno e non un retore della "bellezza", che siano belli tanto un'abside gotica quanto il Centre Pompidou, che dimentichi Veronica Lario e i versi a lei dedicati e metta le mani dove le deve mettere e nel modo giusto. Speriamo che incentivi davvero i programmi culturali sulla televisione pubblica, e che siano programmi non ingessati, non paternalistici, non noiosi, non scuola educazione ma dinamici e vivi e dal respiro internazionale, ci basterebbe sapere dove parlare di libri e dove invitare Philip Roth se dovesse venire in Italia. Speriamo si agevolino le imprese che investono in cultura (gli sponsor!) coniugando mercato e patrocinio statale (non sposando lo Stato con l'etica e scambiandola con l'estetica, in stile Moratti contro Sgarbi, per carità: si ricordi che negli Stati Uniti il governo ha finanziato sia le mostre di arte sacra sia le mostre dello scandaloso Mapplethorpe), che si porti a termine l'inventario dei manoscritti italiani e il Dizionario Biografico Italiano arenato da decenni in una agonia dove non c'è più trippa per gatti né per Treccani, che si dia la giusta importanza alle biblioteche e agli archivi; e si batta perché si trovino fondi, anche privati, per la ricerca e l'università, perché se oggi uno vuole fare il filologo o il francesista deve prima sperare di essere assunto in una pizzeria, poiché qui abbiamo anche il triste primato del dottorato "senza borsa di studio". Speriamo che il Ministro, anziché rispolverare le solite polemiche sul comunismo e sul fascismo nei testi scolastici, semplifichi il meccanismo dei finanziamenti alle traduzioni delle opere italiane all'estero, come funziona in tutti i Paesi moderni, mentre da noi no (l'opera devi prima tradurla da solo, poi forse ti danno i soldi), tant'è che l'anno scorso dovette intervenire libero con un martellante appello e Berlusconi con un bonifico di centomila euro per esportare Giacomo Leopardi all'estero. Speriamo che il ministro controlli anche, per esempio, i destinatari dei sussidi statali all'editoria, magari verificando che i denari pubblici siano investiti per pubblicazioni di alto valore culturale. E che siano favoriti, ad esempio fiscalmente, gli editori che tengono i cataloghi in ordine e pagano nuove traduzioni invece di ristampare le vecchie. Non è infatti possibile leggere romanzi fondamentali (i famosi "classici"), da Henry James a Jane Austen, da Dostoevskij a Flaubert, in traduzioni di cento anni fa piene di "colà" e "seco" e "eziandio" che gli editori ristampano senza fatica dalle prime edizioni, per risparmiare, e questo quando va bene, quando li ristampano, perché stanno sparendo dai cataloghi italiani molti libri indispensabili, e sarebbe opportuno che chi non ristampa Proust non prenda neppure un euro dallo Stato. Ma questa è un'altra storia: prossimamente, su queste pagine....
Cercasi politica culturale disperatamente Bondi vuole bellezza, tradizione e identità? Si potrebbe partire da archivi e biblioteche
Il ministro Bondi è stato criticato per aver promosso la "bellezza" e la "tradizione" come valori culturali, considerate come parole vuote. Il ministro è stato accusato di non aver fatto abbastanza per promuovere la cultura e la ricerca in Italia. Sono stati richiesti fondi per la ricerca, la biblioteche e gli archivi, e per la promozione della cultura attraverso la televisione pubblica. Il ministro è stato anche criticato per aver favorito gli editori che ristampano vecchie traduzioni piuttosto che investire in nuove traduzioni. Sono state richieste maggiore trasparenza e controllo sui finanziamenti all'editoria e sui destinatari dei sussidi statali.
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