Verrà riproposta la candidatura per i Gigli patrimonio dell'umanità La Festa dei Gigli di Nola patrimonio dell'umanità? L'Associazione Extra Moenia e il museo etnicomusicale, con la collaborazione del Comune ci hanno già provato tre volte. Un corposo dossier è stato presentato negli anni 2001,2003 e 2005. E la delusione per la mancata vittoria non ha assolutamente scoraggiato i dirigenti del museo etnicomusicale: «Abbiamo tutte le carte in regola», commenta Felice Ceparano. Dunque si ritorna alla carica per l'inserimento della festa nella lista del patrimonio immateriale dell'Unesco. «Nel 2001 la Festa dei gigli fu superata dai Pupi Siciliani, mentre nel 2005 dai Tenores Sardi - dice ancora il Presidente dell'associazione Extra Moenia - nel 2003 invece l'Italia non ha ottenuto candidature e quindi non abbiamo avuto la possibilità di concorrere. Noia ha però tutti i requisiti per ottenere il riconoscimento». Delusi ma non tanto i presentatori della candidatura che ritornano alla carica. «La Città di Noia e la Festa dei gigli hanno tutti requisiti richiesti per il riconoscimento: è una festa antica ricca di storia e coinvolge tutta la città. Forse -ammette Felice Ceparano - il punto debole è rappresentato dalla mancanza di una lobby capace di supportarla in quella sede». In vista della prossima candidatura però, ci sono già diversi aspetti positivi che fanno ben sperare. «La comunità nolana ha familiarizzato con il concetto Unesco e quindi con il concetto che la festa non è sola dei nolani ma è da considerarsi patrimonio dell'umanità. E poi il percorso fatto dal museo ha suscitato l'interesse di diversi studiosi internazionali», dice ancora Felice Ceparano. Ora conia ratifica da parte del Parlamento Italiano (legge 27 settembre 2007) della Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale adottata a Parigi il 17 ottobre 2003 dalla XXXII sessione della Conferenza generale dell'organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura tutta la materia è demandata al Ministero per i Beni e le Attività Culturali ai fini della valutazione delle prossime candidature Unesco. Si respira dunque aria di ottimismo. «Il riconoscimento di bene immateriale dell'Unesco comporterebbe subito una serie di benefici - conclude Ceparano - quali l'adozione di un piano di salvaguardia della Festa stessa con il coinvolgimento degli attori locali (Comune, Chiesa, Associazioni) e poi la spendibilità del logo della Festa».