Turismo e impresa. Un convegno disegna le strategie del Lazio nel settore L'ex Arsenale clementino donato al Comune: sarà spazio culturale L'Agenzia dei Demanio ha consegnato alla soprintendenza per i Beni architettonici e per il paesaggio del Comune l'Ex Arsenale Pontificio Clementino a Porta Portese, immobile di demanio storico-artistico che verrà restaurato e recuperato. L'acquisizione dell'Ex Arsenale che, costruito sotto Clemente XI (1770-1721), serviva per gestire le imbarcazioni pontifìcie - consentirà un'operazione di valorizzazione per destinare il sito a nuovo spazio pubblico culturale. Settanta milioni di euro da qui al 2013. È questa la somma che la Regione Lazio promette di investire nella valorizzazione dei beni culturali del territorio secondo uno nuovo modello pubblico-privato. «Niente più finanziamenti a pioggia - afferma Giulia Rodano, assessore regionale alla Cultura - e interventi senza criterio per accontentare un po' tutti. Selezioneremo progetti mirati, ecologicamente compatibili e finanziariamente sostenibili, che ruotano attorno alle eccellenze, i luoghi simbolici del nostro patrimonio». In tutto, gli «attrattoli» scelti sono cinque: il Parco archeologico di Vulci, l'abbazia di Fossanova, Tivoli, le Mura Poligonali di Frosinone e la Salaria con la Via del Sale. In aggiunta, stanno prendendo corpo itinerari più piccoli attraverso il territorio, come la Via Francigena. Delle linee guida e dei futuri progetti si è parlato ieri durante il convegno Culturalmente produttivo al Vittoriano. Una giornata voluta dalla Regione Lazio per mettere a punto la sinergia pubblico-privato necessaria per dare avvio al modello di sviluppo del territorio che parte proprio dalla valorizzazione dei beni culturali. «Occorre sviluppare un sistema di gestione integrato dei siti della regione - aggiunge Luciano Marchetti, direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici del Lazio -per promuovere le attività culturali e razionalizzare le risorse». Le difficoltà, comunque, non mancano. «C'è bisogno di un salto mentale - afferma Luigi Abete, presidente dell'Unione degli industriali e delle imprese di Roma - perché lo Stato non può più intervenire in settori che non gli competono, ma solo sugli indirizzi generali. Al mercato, e solo al mercato, spetta la gestione dei siti, in una logica di vera e propria industrializzazione della cultura». Le incognite derivano anche dalla lunghezza delle procedure burocratiche e dalla dimensione delle 1.800 imprese che operano nella filiera culturale a Roma e nel Lazio. «Si tratta per lo più di piccole realtà - ammette Abete - che non reggono più la competizione. Scegliere la soluzione delle società miste o dei consorzi ci farebbe solo perdere tempo. Meglio individuare un leader, un azienda pivot, che faccia investimenti di lungo periodo». Due i primi esempi virtuosi di quest'interazione pubblico-privato. La prima è la realizzazione dei percorsi della via Francigena. «Nel nostro progetto -ha dichiarato Liberio Andreatta, vice presidente dell'Opera Romana Pellegrinaggi- Roma diventerà l'hub principale del turismo religioso. Stiamo lavorando alla promozione della Via Francigena centrale che va da Canterbury a Roma ed il tratto da Vienna a Roma. Abbiamo la possibilità di far sì che i turisti rimangano nel nostro territorio se migliorano le strutture e la viabilità». Il secondo buon esempio arriva dalla creazione della scuola di cucina «Boscolo Etoile» nel convento e nell'ex Chiesa di San Francesco a Tuscania. «Abbiamo investito 4 milioni di euro - afferma Rossano Boscolo, fondatore della scuola - per ristrutturare il complesso che resterà del comune e sarà aperto al pubblico. La struttura internazionale ospiterà anche una biblioteca multimediale sul cibo, la prima nel suo genere al mondo».