Turbolenze intorno alla Biennale. Voci insistenti danno come nuovo presidente, al posto di Franco Bernabè, Davide Croff, manager veneziano nel consiglio dell'Accademia di Santa Cecilia e a capo della Fondazione Levi che si occupa di restauro dì manoscritti antichi. Quanto all'oggetto del contendere, la Mostra del Cinema, Moritz de Hadeln, suo direttore a termine (tre mesi), lascia da parte per un attimo la proverbiale imperturbabilità per replicare a Pasquale Squitieri che sul Corriere di ieri l'aveva accusato di aver subordinato la presenza di un suo film al Festival a quella, in giuria della moglie, Claudia Cardinale. «Di solito non perdo tempo a rispondere a chi mi attacca, ma stavolta l'uscita di Squitieri richiede un ripasso di memoria», sbotta. «Le cose sono andate in modo ben diverso. A fine maggio chiesi a Michel Ciment, famoso critico cinematografico francese, di prendere contatto con la signora Cardinale, che vive a Parigi, per chiederle se era disposta a presiedere la giuria di Venezia. Lei prese tempo per riflettere e consultarsi con il marito, dopodiché mi rispose che era d'accordo, ricordandomi però l'imminente uscita de L'avvocato De Gregario di Squitieri. Le assicurai che il film sarebbe stato visto, come gli altri». Così accadde. «Lo esaminammo con la commissione al completo ricorda de Hadeln . E all'unanimità decidemmo che non era adatto per la Mostra, per noi quello era un film di stampo televisivo. E difatti nelle sale non è stato poi accolto in modo brillante». Fu lo stesso de Hadeln a informare il regista della decisione. «Gli spiegai le ragioni, aggiungendo: mi auguro che questo non comprometta la presenza della signora Cardinale in giuria. Caro de Hadeln, mi rispose, o tutti e due o nessuno. Allora nessuno, non è mia usanza accettare ricatti. Ecco come è andata. Possono testimoniarlo i colleghi della commissione e lo stesso Ciment». Accantonata la Cardinale, de Hadeln ha dovuto cercare altrove. Ha tentato con Benigni, quindi la scelta definitiva di Mario Monicelli. «Non è stata certo una soluzione di ripiego. È uno dei registi più importanti del cinema italiano, averlo come presidente della giuria è stato un grande onore». Ma alla fine, perché Squitieri ce l'ha tanto con lei? «La ragione di fondo è un'altra, lui stesso l'ha proclamata alla televisione la sera della finale del Festival, mentre infuriava la polemica sul mancato premio a Bellocchio. Sostenne che la Mostra doveva essere diretta da un italiano. E io non lo sono. Una "pecca" imperdonabile dal suo punto di vista».