Dopo il caso delle sei studentesse giapponesi tradite da un connazionale e costrette a inviare una lettera di scuse alle autorità fiorentine, altri tre giovani sono stati incastrati da una fotografia scattata a una scritta lasciata sul Cupolone. Ora rischiano l'espulsione dalla scuola È caccia aperta in Giappone ai connazionali «vandali», come sono stati definiti dai media locali, che hanno lasciato graffiti ricordo sul marmo del Duomo di Firenze. Dopo il gruppo di studentesse rintracciate da un turista nipponico, ieri altri tre studenti hanno confessato, incastrati da una segnalazione anonima con foto, di aver imbrattato con un pennarello la parete sul terrazzo panoramico della cupola del Brunelleschi. Anche in questo caso, a tradire gli studenti dell'università Sangyo di Kyoto è stato con ogni probabilità un loro connazionale. In memoria della gita fiorentina, i tre improvvisati writers hanno lasciato nome, data (13marzo 2008) e il nome completo della propria scuola. A differenza delle sei ragazze di Gifu, che alla fine se la sono cavata con tante scuse e una dura reprimenda dal preside, ai tre ragazzi di Kyoto la vicenda potrebbe costare cara: il direttore dell'istituto, scusandosi per il gesto degli studenti, ha dichiarato che una simile condotta «verso un luogo sacro e patrimonio dell'umanità è imperdonabile » e che «sono al vaglio le adeguate misure da prendere, compresa l'espulsione». La vicenda dei graffiti lasciati sulla cupola del Duomo di Firenze da comitive di studenti giapponesi in gita sta diventando un vero e proprio caso nazionale. E ora si attendono nuovi colpevoli.