«A che ore è morto?». Intorno alle cinque. «Mi dispiace. Abbiamo vissuto quasi una vita insieme». Giuliano Urbani, ministro dei Beni culturali, è stato allievo di Norberto Bobbio. Si è anche laureato con lui. La tesi riguardava un argomento che all'epoca (anni Cinquanta) appariva denso di prospettive: la rappresentanza democratica degli universitari. Si trattava di sondare i vari strati dell'Unuri, fare la storia di questo «parlamentino» e dei «partitini» che lo costituivano: la destra cattolica, l'Ugi, il Fuan. «Era un pallino per me», dice Urbani. Che spiega: «Questa specie di idea fissa era stata provocata dal saggio, uscito da Einaudi nel '51, Politica e cultura. Bobbio vi analizzava la sorgente democrazia italiana, entrando qua e là in polemica con Togliatti. Quel libro per me fu importantissimo. Fra le varie cose, mi fece capire perché ero liberale». La laurea con Bobbio fu il primo passo di un itinerario che avrebbe incrociato spesso il percorso del filosofo. Racconta Urbani: «Per un anno sono stato suo assistente volontario, poi fu lui a suggerirmi di trasferirmi a Firenze con Sartori. Dopo un altro anno a fianco di Sartori, ho cominciato a insegnare: prima a Firenze e poi alla Bocconi di Milano. Ma continuavo a incrociare Bobbio. Ci vedevamo nei convegni, scrivevamo sulle stesse riviste. Ho anche abitato per vent'anni a Torino, e per vent'anni casa Bobbio è stata uno dei miei punti di riferimento». Fra i molti ricordi che conserva Urbani («per fortuna sono molti») ce n'è uno che considera particolarmente importante, e cioè l'insegnamento della distinzione tra la filosofia e la prassi della politica. «Bobbio non si stancava mai di separare le due attività e di sottolinearne l'autonomia. Lui, come filosofo della politica, ha aiutato in modo considerevole la formazione della classe politica. Però diceva che la prassi era un'altra cosa e un'altra cosa doveva restare». Urbani ricorda con un senso di affettuosa riconoscenza la prima lezione che Bobbio gli fece tenere al suo fianco. «Sviluppava un tema specialissimo: il concetto della previsione politica. E si domandava: a quali condizioni è possibile spingersi a fare delle previsioni in politica?». Già: a quali condizioni? E su quali binali che non deraglino verso l'avventurosità? Spiega Urbani: «Bobbio mi insegnò che, in un simile esercizio le cautele non sono mai troppe, e che bisogna restare ancorati al reale. Se non si è prudenti non si può prevedere niente». Basta la dote della prudenza, allora? Urbani rincalza deciso: «Non basta. E' necessaria un'altra qualità, quella dell'umiltà»
Urbani: mi ha svelato i due volti della politica
Giuliano Urbani, ministro dei Beni culturali, è morto intorno alle cinque. Era allievo e compagno di studio di Norberto Bobbio, con cui si era laureato nel 1955. La tesi di laurea di Urbani era stata sottoposta a Bobbio, che l'aveva guidata. Urbani ricorda la lezione che Bobbio gli aveva insegnato sulla previsione politica, sottolineando l'importanza della prudenza e dell'umiltà. Bobbio era un filosofo della politica che separava la filosofia e la prassi della politica, e Urbani lo considera stato un importante formatore della classe politica. Urbani ha ricordato la sua amicizia con Bobbio e la sua influenza sulla sua formazione intellettuale.
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