Per il recupero stanziati un milione di euro Già iniziato il piano di utilizzo Ecco il progetto RIPAFRATTA. La rocca di Ripafratta, risalente al XII secolo, rinasce a nuova vita. Si va verso un parco archeologico sul monte pisano. Ieri mattina è stato presentato il progetto, lungimirante, attraverso le parole del sindaco di San Giuliano Paolo Panattoni e Cosimo Bracci Torsi, presidente della Fondazione CariPisa. Erano presenti Alfio Coli, assessore al governo del territorio e Claudio Pugelli, segretario generale della fondazione. È avvenuta la firma del protocollo d'intesa tra amministrazione comunale e fondazione Cassa di Risparmio di Pisa. «Un atto importante - ha commentato il sindaco - anzi un atto importantissimo. La convenzione rappresenta una convergenza di interessi e di indirizzi. È questa anche una occasione per ringraziare chi si sta adoperando per il recupero di un monumento simbolo. Non dimentichiamo che Ripafratta è stata la prima sede storica del Comune. La rocca, intitolata a San Paolino, di proprietà degli eredi della famiglia Roncioni, passerà all'ente locale nella politica di valorizzazione del patrimonio architettonico presente sul territorio sangiulianese. Si aggiunge alle ville, alle chiese, alle residenze patrizie, ai numerosi luoghi suggestivi. Tutto con le carte in regola per essere inserito nel circuito del grande turismo. Non poche le difficoltà già superate e non semplici i problemi da affrontare e risolvere. Il percorso è appena avviato grazie soprattutto alla fondazione CariPisa. Si ipotizzano scenari futuri di aggregazione con infrastrutture adeguate: anche un parcheggio per chi arriva da fuori». Ha fatto eco Bracci Torsi il quale ha delineato lo scenario che riguarda il monte pisano e il lungomonte da Vicopisano a Calci, a San Giuliano dove esistono testimonianze di un glorioso passato con la costante purtroppo non di rado di degrado, abbandono avvilente, teppismo dilagante. Il recupero a Ripafratta si presenta costoso (nell'ordine di milioni di euro) e complesso - ha ripetuto il presidente della CariPisa - sono tuttora in corso accertamenti e verifiche nell'auspicio che, una volta acquisito, il castello possa diventare una realtà fruibile dai cittadini, capaci di preservarlo contro incuria e vandalismi. Intanto tornerà ad essere elemento caratterizzante nel ricordo tra l'altro delle guerre tra Pisa e Lucca, i ghibellini opposti ai guelfi». Il piano di utilizzo in pratica è già iniziato proprio nella preservazione di questo straordinario esempio di architettura difensiva medievale. Ecco l'idea per la costituzione di un parco archeologico, ben inteso nell'ambito del bene placido della sovrintendenza. Il programma per il recupero è quantomai articolato e si articola in interventi significativi. Lo merita questa architettura militare fortificati costituita da una struttura poligonale, irregolare, che asseconda l'andamento del colle. Nel castello si distinguono tre torri, una centrale, isolata e due addossate alle mura. L'edificio è citato negli statuti comunali del 1162 e quelli del 1164 in riferimento alla necessità di erigere mura e scavare fossati. Le strutture superstiti possono esserre attribuite a questa fase costruttiva. Le scarpe addossate alle mura del cassero e i rivellini posti a guardia dell'unica porta di accesso sono invece successivi alla costituzione della roccaforte del 1504 quando Giuliano da Sangallo è chiamato all'opera di trasformazione definitiva in ragione dell'introduzione delle armi da fuoco.