Aveva promesso di svelare il nome del «suo» presidente ieri il ministro della cultura Giuliano Urbani. Invece nulla, nuovo rinvio alla prossima settimana quando, probabilmente lunedì o martedì, il decreto da lui stesso ideato per riformare l'ente sarà pubblicato sulla Gazzetta. Da giorni però i nomi più accreditati a prendere il posto di Bernabè sembravano Piero Melograni e Francesco Alberoni, presidente della Scuola nazionale di cinema (consigliere di Cinecittà e della Rai), scelta quest'ultima che avrebbe confermato senza bisogno di sotterfugi il progetto governativo di controllo sull'ente Mostra del cinema in testa. Ecco però che ieri, a sorpresa, è spuntato per la presidenza un nome nuovo: Davide Croff, ex-amministratore delegato della Banca nazionale del lavoro. Come mai? Le indiscrezioni in Laguna lo danno sicuro al 90. Un'altra carta scoperta per essere subito gettata via o l'ennesima mossa di Urbani? Nel frattempo per la direzione del Festival del cinema si continua a parlare di Marco Muller - il nome di Irene Bignardi sarebbe definitivamente decaduto - lunga esperienza come direttore di magnifici festival Pesaro, Rotterdam, Locarno portati sempre al massimo della qualità. Muller lavora sul cinema eccentrico e sul mercato intelligente, sembra difficile conciliare la sua indipendenza intellettuale con l'idea del meccanismo cinematografico che la riforma vuole mettere in atto. E ancora. Da ogni parte (anche a sinistra) improvvisamente De Hadeln è difeso come il solo possibile direttore a venire. Si invita il nuovo presidente chiuque sarà a rinnovargli il contratto. Due anni fa quando De Hadeln era arrivato alla direzione c'era Alberto Barbera. La Mostra aveva ripreso respiro, vitalità, era curiosa e inventiva. Troppo pericoloso nell'Italia di Berlusconi. De Hadeln sembrava più tranquillizzante. Domandava ieri Giulietti (Ds) di portare alla luce del sole le ragioni per cui Urbani di punto in bianco ha deciso di cambiare tutto, compreso il presidente Bernabè da lui nominato. «Quale indelicatezza avrebbe commesso l'attuale direttore della Mostra?» si chiede ancora Giulietti. Ma se pure è necessario opporsi e duramente a queste manovre, De Hadeln non può essere il simbolo della lotta. Senza un progetto - se non l'idea dell'ipermercato - il festival del cinema infatti l'ha affossato anche lui.