TRENTO - Lo Stato «non può sottrarsi agli obblighi conservativi sanciti dallarticolo 30 del Codice dei beni culturali e del paesaggio» su un bene di sua proprietà come il carcere di via Pilati. Bussa alla porta del Governo, Italia Nostra. Lultima carta da giocare per evitare che, come indica il progetto vincitore del bando, listituto carcerario venga abbattuto completamente per lasciare spazio al nuovo polo giudiziario. La lettera, firmata da Giovanni Losavio, presidente nazionale dellassociazione, è stata inviata al presidente del consiglio Silvio Berlusconi, al sottosegretario Gianni Letta, la ministro della Giustizia Angelino Alfano, a quello per i Beni culturali Sandro Bondi e al capo ufficio del suo ministero, Mario Luigi Torsello. Di fronte alle richieste, Margherita Cogo, assessore provinciale alla Cultura, risponde: «Ogni appello è possibile, ma in questo caso non avrà effetto». Infatti, non soltanto il vincolo di tutela è di esclusiva competenza della Provincia, ma, anche per quanto riguarda la delega statale necessaria per listituzione e il finanziamento del bando, «governi di destra, come di sinistra, lhanno confermata diverse volte», spiega la Cogo. Cè comunque, da parte della Provincia, lintenzione di ripensare il progetto. A patto di evitare «posizioni radicali», richieste di salvare interamente il carcere. Una soluzione del genere «non è assolutamente pensabile», per Margherita Cogo. Recentemente, lassessore è confrontata con il progettista della nuova cittadella giudiziaria, Pierluigi Nicolin, ottenendo la disponibilità a modificare il progetto originale. Entro una ventina di giorni, ci saranno nuovi incontri per cercare di capire quali parti potrebbero essere salvate. «Vorrei anche che se ne discutesse in un confronto pubblico», spiega lassessore provinciale alla Cultura. Un confronto al quale pensa da tempo ma che, per vari motivi, non è stato ancora possibile mettere in calendario. In ottobre, poi, incombe il rinnovo della Provincia: «Non voglio strumentalizzare un argomento così delicato a fini elettorali - conclude Margherita Cogo - quindi programmerò la cosa per novembre, indipendentemente da chi guiderà la nuova giunta». La storia della destinazione del carcere risale al 1993, anno in cui la commissione Beni culturali della Provincia accerta lassenza di «interesse culturale» dellimmobile. Il successivo piano regolatore include un cambio di destinazione delledificio, passandolo ad area in cui sono ammessi interventi di «ristrutturazione edilizia senza incremento di volumi, nonché di demolizione con ricostruzione senza incremento di volumi». Nel 2005, lapertura ufficiale del bando. Un anno dopo, la giuria dichiara vincitore il progetto dellarchitetto milanese Pierluigi Nicolin che prevede labbattimento delledificio costruito nel 1881 dal viennese Karl Schaden. I lavori non inizieranno prima del completamento del nuovo carcere, nel 2010.
TRENTO - Italia Nostra al governo Salvate il carcere
Il carcere di via Pilati, di proprietà dello Stato, è stato oggetto di un'azione di Italia Nostra che richiede di evitare la demolizione del luogo. L'associazione ha inviato una lettera al governo, richiedendo di non sottrarsi agli obblighi conservativi. La Provincia di Trento, che ha il potere di tutelare il bene, ha risposto che non può cambiare il progetto, ma ha espresso l'intenzione di ripensare il progetto se non ci sono posizioni radicali. L'assessore provinciale alla Cultura, Margherita Cogo, ha affermato che non è possibile salvare interamente il carcere e che ci saranno nuovi incontri per discutere di possibili modifiche al progetto.
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