VERONA - Domani è previsto a Roma lincontro tra il governatore del Veneto Giancarlo Galan e il ministro a Beni e attività culturali Sandro Bandi. Tra i temi da affrontare ci sarà sicuramente il futuro della Fondazione Arena. «E qualcosa da dire - fa sapere Franco Miracco, portavoce del governatore che segue le politiche culturali della Regione - ce lavremo di sicuro». Come è risaputo, Venezia non ha gradito affatto le scelte compiute dal sindaco Flavio Tosi nel comparto culturale, prime fra tutte la riorganizzazione dellex ente lirico e la mostra, poi cancellata, di Marco Goldin. «Mi pare dice Miracco - che il repertorio offerto dal nuovo sovrintendente Francesco Girondini sia quello di Claudio Orazi. Le polemiche con questultimo le definirei semplicemnte fuori luogo. E vero che la Fondazione Arena ha un buco milionario, ma mi permetto di dire che non è solo colpa di Orazi. Inoltre, dal resoconto numerico delle "prime" delle opere in cartellone ho notato che cè stato un calo di presenze. E Orazi, adesso, non cè più». Ma a preoccupare Miracco non è solo lente più importante, e non solo dal punto di vista culturale, di Verona. «E la situazione di Verona in generale a destare un po di apprensione», argomenta il portavoce di Galan. E per spiegare il suo stato danimo, Miracco porta lesempio di quanto accaduto sabato scorso nella basilica di San Zeno , ove di celebrava la prima tappa di «Giardini del tempo», un progetto dincontro tra larte antica e quella contemporanea attraverso i luoghi del sacro. «A San Zeno - denuncia Miracco - abbiamo trovato il deserto. Ma non tanto per il pubblico, che era presente e partecipe. Quanto piuttosto per lassenza della Chiesa veronese. E la cosa, mi sento in dovere di sottolinearlo, mi ha sorpreso amaramente. In tre anni, tanti sono quelli in cui questa iniziativa gira per il Veneto, non mi era mai capitata una cosa simile. E pensare che lappuntamento era stato pubblicizzato, sia attaverso articoli di giornale, sia con inserzioni mirate». Da qui il grido di allarme di Miracco, figlio di una «preoccupazione culturale» che non vuole essere fine a se stessa. «Cè da riflettere spiega - su quanto sta accadendo a Verona. Bisogna stare assieme perché cè qualcosa che non va come dovrebbe andare. Verona non è di sicuro una città in mano ai barbari e, anzi, è ricca di attività culturali, portate avanti anche in collaborazione con la Regione. Ma cè una lontananza, anche delle istituzioni, sulla quale è opportuno riflettere prima che sia troppo tardi».