ROMA - Dicono che il primo a sorprendersi ieri mattina sia stato proprio il ministro Sandro Bondi. Quando lo hanno avvisato della rivolta di tutto il cinema italiano contro di lui - proprio quel cinema, parole sue, che cominciava a cercarlo al telefono «con curiosità» ha chiamato immediatamente i propri uffici e quelli del ministero dellEconomia del suo vecchio amico Giulio Tremonti. Dopo mille personali promesse, era sicuro che il sistema del tax credit non sarebbe sparito nel maxiemendamento della Finanziaria. Bondi rischiava di frantumare in un pomeriggio unimmagine politica fino al giorno prima culturalmente credibile. I suoi più stretti collaboratori attribuiscono la colpa allaffanno governativo degli ultimi giorni: sicurezza, intercettazioni, rifiuti: se davvero Bondi avesse deciso di inghiottire quei tagli, non si sarebbe impegnato così esplicitamente la settimana scorsa di fronte alla commissione Cultura della Camera così come ha fatto ieri al Senato. Per farla breve (assicurano da casa Bondi) gli uffici di Tremonti avrebbero operato in automatico «lavorando con le forbici» e non risparmiando nulla. Figuriamoci il cinema italiano, che per la burocrazia del dicastero tremontiano è una voce come mille altre. Vista londata di proteste (politicamente trasversale, Luca Barbareschi ieriu sava toni furiosi quasi quanto quelli dei Centoautori) Bondi si è messo subito in contatto con Tremonti. Da Palazzo Chigi si è mosso anche Gianni Letta, uomo sensibilissimo alla tematica (forse anche perché suo figlio Giampaolo è vicepresidente e amministratore delegato di Medusa film). Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha riparlato sia con Bondi che con Tremonti. Bondi lo ha avvertito, così come ha avvertito il ministro dellEconomia: «Ripristinare quelle misure fiscali è davvero il minimo del minimo che possiamo fare per il cinema italiano. Stiamo attenti, perché il settore è in crescita...». E in più, avrebbe aggiunto il ministro, rischiamo di ritrovarci ostile un intero mondo culturale e produttivo che ci rappresenta nel mondo. Con un danno di immagine che è fin troppo facile intuire. Tremonti, di fronte allasse Letta-Bondi, ha promesso che in Senato il tax credit verrà ripristinato. La riprova? La dichiarazione, arrivata nel tardo pomeriggio, di Gabriella Carlucci, Pdl: «Bisogna assolutamente reintrodurre la tax credit al Senato. Il cinema ha bisogno di quei soldi. Sono risorse fondamentali per il futuro e la crescita del settore cinematografico». Difficile credere a un futuro scontro fra Tremonti e la Carlucci...
CINEMA - E il ministro sorpreso chiamò Tremonti e Letta .
Il ministro Sandro Bondi si è sorpreso ieri mattina a scoprire che il cinema italiano era in rivolta contro di lui. I suoi collaboratori attribuiscono la colpa allaffanno governativo degli ultimi giorni. Bondi ha chiamato immediatamente i suoi uffici e quelli del ministero dellEconomia del suo amico Giulio Tremonti per discutere della situazione. Tremonti ha promesso di ripristinare il tax credit al Senato. La dichiarazione è stata fatta da Gabriella Carlucci, Pdl, che sostiene che il cinema ha bisogno di quei soldi per il suo futuro e la sua crescita. La situazione sembra essere stata risolta, ma non è chiaro se il compromesso sia duraturo.
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