Nuovi appelli per evitare il trasferimento della Biblioteca da Mentana a Bologna II «tesoro» fu donato dallo studioso all'ateneo felsineo ma a patto che rimanesse nella sua villa II nipote: «II rettore Calzolari vuol fare della dimora una foresteria per studenti». La Regione Lazio pronta a stanziare nuovi fondi Alle dimissioni di Roversi Monaco potrebbero seguire quelle della Gregori Federico Zeri dispose nel testamento che la sua biblioteca e la sua fototeca andassero alla Università di Bologna ma a patto che rimanessero nella villa di Mentana, sede della Fondazione che porta il suo nome. Non è avvenuto. Solo il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Giuliano Urbani, può fare in modo che la straordinaria biblioteca e l'altrettanto ricca fototeca (con più di 450.000 immagini) di Federico Zeri, vulcanico storico dell'arte scomparso il 5 ottobre 1998, restino nella Villa di Mentana, come voleva il celebre studioso. Ma dal Ministero, nonostante i nostri ripetuti quesiti, non giunge alcuna risposta. Eppure solo Urbani potrebbe sottoporre a vincolo e notificare per il loro alto valore culturale la biblioteca e la fototeca non permettendo che siano trasferite per sempre a Bologna, come sta invece accadendo per volontà del Rettore dell'Università felsinea, Pier Ugo Calzolari. Anche l'Assessore alla Cultura della Regione Lazio, Luigi Ciaramelletti, sta cercando da tempo, con atti concreti, di impedire questo tradimento della memoria di Zeri. Ce lo racconta lui stesso: «II nostro Assessorato ha offerto un contributo annuale alla Fondazione Zeri di 250.000 euro, a patto che tutto rimanga pressa la sede della Villa di Mentana, come era nelle volontà del grande storico dell'arte quando donò all' Università felsinea la Villa stessa con tutto il suo patrimonio. Ma il Rettore di Bologna, che guida la Fondazione, ci ha risposto che la Regione Lazio non può condizionare le scelte dell'Ateneo felsineo ed ha praticamente rifiutato il contributo. Inseriremo di nuovo la possibilità di erogare questi fondi nel bilancio 2003 alle stesse condizioni di prima ma la questione mi pare complicata. Continuerò a coinvolgere in questa battaglia tutto il Consiglio Regionale e la Giunta ma l'unico che può risolvere il problema è il Ministro Urbani». Oltre tutto, racconta Ciaramelletti, «la fototeca è stata già trasferita a Bologna ma nessuno studioso può visitarla perché si temono usi impropri delle note autografe che Zeri ha posto dietro molte fotografie, con varie attribuzioni. Neppure io, il giorno in cui andai a Bologna per parlare con Calzolari, fui ammesso a visitarla. Non le pare un po' troppo? E poi quando si concluderà la famosa inventariazione digitalizzata della fototeca? Nessuno ce lo dice». Nella sua lettera di risposta a Ciaramelletti, il Rettore Pier Ugo Calzolari scrive che gli organi della Fondazione Zeri e l'Università di Bologna «hanno assunto la decisione di collocare almeno parte della biblioteca e la fototeca dello studioso in un grande e storico contenitore rinascimentale del centro di Bologna, l'ex-convento di Santa Cristina, e di trasferire accanto ad esse il Dipartimento di Arti Visive dell'Ateneo con la sua ricca biblioteca». A Mentana, dove sono previste temporanee attività di formazione storico-artistica durante l'estate, «verrà mantenuta -ha scritto ancora Calzolari - una dotazione di volumi a disposizione dei frequentatori dei corsi di perfezionamento, mentre l'installazione di alcune postazioni informatiche renderà possibile la consultazione delle fotografie catalogate e digitalizzate a Bologna». Inoltre Calzolari precisa che queste scelte sono confortate dal sostegno del Ministro Urbani. Ma come è possibile non tenere conto del fatto che il precedente Rettore dell'Alma Mater, Fabio Roversi Monaco, ha dichiarato pubblicamente che gli impegni presi con Zeri erano ben altri e che tutto era sottomesso alla condizione che il patrimonio librario e fotografico restasse a Mentana? Del resto, come abbiamo ricordato un mese fa su «II Tempo» (8 dicembre 2002, p.16), lo stesso Roversi Monaco si è dimesso polemicamente dal Collegio dei fondatori della Fondazione Zeri, proprio perché l'attuale gestione dell'Università di Bologna sta venendo meno alla parola data e agli impegni assunti. Per le stesse ragioni si sono dimessi dal Collegio scientifico anche due illustri esperti come Salvatore Settis ed Antonio Giuliano. E forse presto se ne andrà anche Mina Gregori, Direttrice della Fondazione Longhi ed amica intima di Zeri, che non condivide il trasferimento della biblioteca. A non arrendersi è sempre il nipote ed erede universale di Zeri, Eugenio Malgeri, che continua a biasimare con forza il comportamento del Rettore Pier Ugo Calzolari: «Da Bologna vengono fornite stime eccessive circa i fondi necessari per catalogare la biblioteca di mio zio e per mettere a norma gli impianti della Villa. Ogni loro richiesta è sovradimensionata per piangere miseria e giustificare i loro ritardi e la loro indifferenza. Come si deduce dalle affermazioni di Calzolari la Villa di Mentana è destinata a diventare una sorta di foresteria per soggiorni estivi di studenti impegnati in qualche seminario storico-artistico. Mentre invece mio zio voleva che lì sorgesse, in collaborazione con l'Università di Bologna, un Centro di studi e di cultura di alto livello, con una biblioteca ed una fototeca che non conoscono pari in ambito privato».
A Urbani l'ultima parola sulla Fondazione Zeri
La Regione Lazio è pronta a stanziare nuovi fondi per evitare il trasferimento della biblioteca di Federico Zeri, storico dell'arte, dalla sua villa a Mentana a Bologna. Il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Giuliano Urbani, è l'unico che può impedire il trasferimento della biblioteca e della fototeca, che contengono oltre 450.000 immagini. Il Rettore dell'Università di Bologna, Pier Ugo Calzolari, vuole trasferire la biblioteca e la fototeca a Bologna, mentre la Regione Lazio ha offerto un contributo annuale di 250.000 euro per mantenere la biblioteca nella villa di Mentana.
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