Un falegname e un ragioniere in cerca di nuovi locali per poter continuare a lavorare, la titolare di una pizzeria di prossima apertura impossibilitata ad arredare le sale: grava sul futuro di più famiglie l'esecuzione di sgombero emessa dal Comune di Avellino per il civico 82 di via Trinità. L'ordinanza sindacale, datata 28 maggio e motivata dalla necessità di mettere in sicurezza lo stabile in quanto gli accertamenti eseguiti dai tecnici del Servizio Tutela Idrogeologica del Territorio hanno evidenziato un potenziale pericolo per la pubblica e privata incolumità, è diventata esecutiva ieri mattina. Gli agenti di Polizia Municipale, infatti, hanno effettuato un sopralluogo per verificare se la falegnameria ubicata a pianterreno e lo studio commerciale al primo piano fossero stati effettivamente liberati per consentire l'avvio dei lavori di messa in sicurezza, che, così come prescritto sulla delibera di sgombero, avrebbe dovuto eseguire l'Amministratore del condominio su mandato dei proprietari del fabbricato. Se il falegname Francesco D'Agostino, alla vista dei caschi bianchi, ha chiesto l'intervento dei carabinieri e ha poi giustificato la sua presenza in bottega dicendo di esservi entrato solo per prelevare dei macchinari, la titolare dello studio commerciale, Milena Campito, ha chiesto ai vigili un po' di tempo per provvedere ad allestire il proprio ufficio in altra sede. Entrambi, comunque, hanno preannunciato l'intenzione di denunciare alle autorità competenti l'amministratore del condominio: «È stata una sua mancanza - ha evidenziato D'Agostino - non aver dato esecuzione all'ordinanza sindacale. Finora non ha presentato progetti di messa in sicurezza dello stabile. Ho una famiglia da mantenere e dei manufatti da consegnare. Chi mi ripagherà delle perdite?». Tra i lavori commissionati a D'Agostino anche gli arredi per una pizzeria che aprirà a breve i battenti al civico 109 di via Trinità: «Se il falegname non può svolgere la sua attività - dice la titolare, Antonella Capone -, mi vedrò costretta a rinviare la data di inaugurazione». L'episodio di ieri mattina, al di là dei risvolti sociali, pone nuovamente all'attenzione il problema dei cosiddetti "buchi neri" sparsi ancora numerosi per la città. Segnali positivi arrivano a riguardo dall'assessore all'Urbanistica, Mario Perrotta: «I proprietari di palazzo Trevisani pare che abbiano raggiunto un accordo per la messa in sicurezza dello storico edificio di Corso Vittorio Emanuele - afferma -. I dettagli saranno definiti dai privati con la Soprintendenza. Ma credo che, nell'arco di un mese, i lavori dovrebbero iniziare». Il Genio Civile starebbe inoltre per definire una soluzione tecnica adeguata per l'ultimazione del "brandello" di edificio attiguo a palazzo Trevisani. Abbattuto in questi giorni anche il fatiscente fabbricato che si trovava lungo viale Italia, di fronte all'ospedale "Moscati". A buon punto, infine, la definizione del progetto per la ricostruzione di palazzo Carulli, a corso Vittorio Emanuele, angolo via Dante, dell'edificio del bar "Frap's" e di palazzo Porfido. «L'Amministrazione comunale si è data da fare - aggiunge Perrotta - per sbloccare situazioni ferme da oltre un ventennio, riuscendovi in buona parte. Difficilmente però, soprattutto a causa dei tagli agli enti locali programmati dal nuovo Governo, potrà riuscire a reperire i fondi per provvedere ad abbattimenti e ricostruzioni in sostituzione dei privati".
AVELLINO - Palazzi a rischio, offensiva del Comune
Il Comune di Avellino ha emesso un'ordinanza sindacale per l'esecuzione di sgombero per il civico 82 di via Trinità, a causa di un potenziale pericolo per la pubblica e privata incolumità. Il falegname Francesco D'Agostino e la titolare dello studio commerciale Milena Campito hanno chiesto un'interruzione dell'esecuzione dell'ordinanza, affermando di non aver ricevuto informazioni sulla messa in sicurezza dello stabile. D'Agostino ha anche affermato di aver chiesto l'intervento dei carabinieri e di aver prelevato dei macchinari dalla sua bottega. Campito ha chiesto un po' di tempo per provvedere ad allestire il proprio ufficio in altra sede.
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