Museo. Interventi polemici di Bonomo e De Benedictis Il tentativo di salvare in extremis la nascita del museo Archimedeo scatena la vis polemica del centrosinistra. Sulla vicenda intervengono i deputati regionali di Pd Mario Bonomo e Roberto De Benedictis, quest'ultimo in particolare tra i primi a lanciare l'allarme e primo firmatario di un'interrogazione parlamentare presentata lo scorso anno. Oggi si tenta di salvare il salvabile. Scade, infatti, il 30 giugno il termine per la consegna dei locali della Soprintendenza designati dal decreto regionale del 2003, dove dovrà essere allestita la Domus Archimedea. Pena: la perdita dei finanziamenti comunitari. Una questione affrontata ieri l'altro dai vertici di Provincia e Comune, insieme a Fabio Granata e al deputato all'Ars Enzo Vinciullo, che hanno chiesto alla Regione la nomina di un commissario ad acta per sbloccare l'iter. «Ben venga questa richiesta afferma Bonomo -, ma il Centrodestra prenda anche atto, e ne faccia pubblica ammenda, che questa situazione paradossale è frutto di un'errata gestione dell'intera vicenda. Quando mancano ormai pochissimi giorni alla scadenza dettata dal decreto, inventano l'escamotage della "simbolica" consegna dei locali di piazza Duomo alla società che sta curando il progetto». Un tentativo, secondo Bonomo, per «salvare capra (i finanziamenti comunitari) e cavoli (le prospettive di impulso al turismo strettamente legate al completamento di questo intervento)». Il deputato del Pd sottolinea il ritardo che ha caratterizzato il progetto, oggi giunto alla sua ultima fase. Tutto infatti è pronto per l'allestimento del museo, come evidenzia Roberto De Benedictis. «Le macchine che saranno esposte sono già state completate a Genova dice il deputato regionale - la società privata designata ha ha speso la sua quota di 800 mila euro (il 30 della somma totale, ndr). Tutto rimane fermo, dunque, perché manca la disponibilità dei locali per i quali era stata vinta la gara, e non è possibile individuare altre sedi altrimenti la convenzione stessa risulterà annullata». In merito alla questione già un anno fa De Benedictis aveva presentato un'interrogazione all'Ars, senza ottenere alcuna risposta né da parte della Soprintendenza che della Regione stessa. «L'unica possibilità aggiunge è che l'ente regionale conceda una proroga di tre mesi, e che la Soprintendenza, che appunto dipende dalla Regione, faccia in tre mesi ciò che doveva essere fatto in tre anni. Gridare oggi allo scandalo è inutile, noi lo abbiamo fatto un anno fa senza ottenere risposta». isabella di bartolo