Dallinchiesta di Libero è passato quasi un anno. Dieci mesi e mezzo per essere precisL Trecentosedici giorni, per essere maniacali. E nel cantiere della Darsena non è stato battuto un chiodo. Sempre che si possa definir cantiere una spianata di fango e sterpaglie senza lombra di una ruspa né traccia di muratori da tre anni. Limpresa - allora chiamiamola così - paralizzata da lungaggini burocratiche, faide politiche e contrasti di competenze, non solo non è conclusa ma non è manco cominciata. Tabula rasa. Come prima, peggio di prima. La palude urbana che sera formata a un tiro di schioppo dalla movida dei Navigli è ancora lì da vedere. Brutta come non mai. I tecnici avevano chiacchierato di ripartire a Natale con le operazioni, poi non si capiva cosa non andasse ed è rimasto tutto immobile. Abbiamo aspettato lestate, per toccare con mano i progressi. Fanghiglia, mosche, monnezza e siringhe tappezzano tutto quel che locchio può scorgere tra viale Gorizia a viale DAnnunzio. Guardi giù e capisci perché la Milano capitale della moda e manifesto di nordica efficienza abbia dovuto fare a cazzotti fino allultimo secondo con i turchi di Smirne per mettersi in tasca lExpo 2015. DÉJÀ VU A scavalcare la ringhiera ci metti un secondo. Salti dal traffico di piazza XX1V Maggio allacquitrino. Fa caldo e cè odore di roba che imputridisce. Attenzione a dove metti i piedi: gli eroinomani lo sanno bene che la Darsena è terra di nessuno, dunque quale posto migliore per bucarsi in santa pace? Alla fine del sentiero di siringhe si staglia la catapecchia dei no global, lApprodo Caronte: graffiti, vuoti di birra e rimasugli di canne. In Darsena gli antagonisti e la passano divinamente da anni. Aguzzando la vista, come in quel giochino della Settimana Enigmistica con le vignette disegnate quasi uguali per andare a caccia delle differenze, si scorge la vera, grande novità. LA SECCA Lanno scorso quasi metà dellarea era coperta da qualche palmo dacqua putrida. Adesso no. I liquami si son fatti tuttuno col terreno. Sembra solido ma a saltarci sopra (credeteci sulla parola) saffonda fino alle caviglie in una melma nerastra che odora dallarme rosso sanitario. Muovi un passo e si levano in volo duemila parassiti diversi. Rigogliosi canneti sinarcano sotto il vento nei punti in cui è sopravvissuta qualche pozza, là in mezzo continui fruscii sono il segnale che il topo di fogna ha colonizzato il "cantiere". Limmondizia è sparsa qua e là. Niente a che vedere con le colline nere di sacchi targate Napoli, piuttosto uno stillicidio di lattine, sacchetti, cessi, biciclette, ferraglia e mobilia demodé. Siamo pur sempre a Milano. E LARCHEOLOGIA? Le preziosissime mura spagnole rinvenute nellex porto mercantile meneghino hanno dato il loro contributo allo stop dei lavori. Non si può edificare un posteggio multipiano a rotazione da tre livelli interrati se nel mezzo delle fondamenta saltano fuori reperti archeologici del Seicento. E va bene. Ma adesso? Sera parlato di varianti di progetto per non intaccare gli antichi manufatti, gli architetti le hanno anche di segnate per davvero e sottoposte a chi di dovere. Nisba. Le mura intanto sono h da ammirare. Sepolte dai rovi, ridotte a far da camminamento tra un acquitrino e laltro. Così sì, che la storia è in salvo. DESOLAZIONE Al centro esatto della Darsena cè uno spiazzo molto ampio. A tratti terra battuta, a tratti cemento. Niente erbacce, a terra ci sono solo alcune gabbie di ferri intrecciati, sarebbero servite per la posa del calcestruzzo. Sono abbandonate allaperto da così tanto che la ruggine non solo le ha divorate, ma ha anche fatto in tempo a colare giù fino a macchiar la sabbia. E la fotografia della Darsena 2008. Dopo un anno di prediche su un cantiere che non parte mai ma che deve partire per forza «perché questa è una città europea», non è partita una mazza. Sfuma tutto, parole comprese, Resta una pila di ferraglia andata in malora circondata da una palude. NON SEMBRA, MA COSTA Per la cronaca, la Darsena in queste condizioni non è mica gratis. Ci costerà belle palanche. Lopera è in project financing. Significa che una banca sè voluta fidare, e ha anticipato il malloppo (18 milioni di euro) necessario a mettere in piedi il posteggione. La garanzia? È il parcheggio stesso: con gli incassi della sosta a pagamento poco per volta il debito viene ripianato. E se il cantiere finisce nella melma? Non si incassa un quattrino e frattanto gli interessi galoppano. Poi, per rientrare di tutto, resta una soluzione. Il parcheggio non cè ancora, le tariffe orarie sono già aumentate.
MILANO - Darsena. uno scandalo lungo tre anni
La Darsena, un cantiere di costruzione a Milano, è rimasto fermato per quasi un anno. I lavori sono stati paralizzati da problemi burocratici, faide politiche e contrasti di competenze. La zona è diventata una palude con fango, sterpaglie e siringhe. I tecnici avevano pianificato di ripartire i lavori a Natale, ma non è successo. La zona è stata descritta come "terra di nessuno" con eroinomani e altri problemi sociali. I reperti archeologici sono stati trovati durante i lavori e ora gli architetti stanno lavorando su varianti di progetto per non danneggiare gli antichi manufatti.
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