Forse non è vero che il cocciuto ministro Urbani sta mandando all'aria la Biennale di Venezia solo per cacciare il direttore del settore cinema, Moritz de Hadeln, che ha commesso la grave scorrettezza di fare bene il suo mestiere. Forse lo scaltro (e cocciuto) Urbani si serve della cacciata di De Hadeln per annettere totalmente la Biennale a se stesso e al suo governo, liberandola da una obsoleta autonomia e consegnandola a fidati personaggi che eseguiranno beati gli ordini: alcuni intellettuali, si sa, in nome della cultura farebbero qualunque cosa, anche per quella di regime. Il fatto che l'impavido (e scaltro, e cocciuto) ministro non abbia ancora reso noto il decreto di riforma già approvato, fa pensare che sarà quasi identico a quello da lui già presentato e poi ritirato per manifesto pasticcio, vassallaggio e inconcludenza. Con un sacco di gente: anziani studiosi del tipo bondista, una volta rossi e poi azzurri, semi anziani professori un tempo sessualmente rivoltosi ora felicemente accasati, gente invecchiata nel cinema, chissà, forse qualche bella signora della CdL, che ha già espresso dall'alto dei tacchi a spillo e durante ricevimenti Vip in Costa Smeralda il bisogno di occuparsi di cultura. Insomma potrebbero non esserci sorprese, e sarà del tutto inutile indignarsi, emettere comunicati, progettare controfestival, fare girotondi, il ministro è il ministro, perbacco, e non ha bisogno di consigli. Certo sarebbe bello che anche la persona più di destra, davanti a una carica sottoposta a intrufola di privati, cineistituzioni diverse, frammentazioni di poteri, imposizioni del ministro (estimatore delle grazie dirompenti, impavido, scaltro, cocciuto e totalmente disinieressato alla cultura), rifiutasse prestigiosi incarichi così avvilenti. Ma figurarsi, per amor di patria ci si può anche sacrificare e prendersi anche la sedia più elettrica. Che poi alla fine, una volta sistemate le persone che sono lì ad aspettare frementi, per Urbani la Mostra del Cinema non sia poi un gran problema, lo dimostra il fatto che il nome che si dà quasi per certo al posto del vituperato De Hadeln, è quello di Marco Muller, uno che di cinema se ne intende davvero, che ha diretto i festival di Rotterdam e di Locarno, ma che è di un'autonomia intellettuale inflessibile. Suo padre è italo-svizzero, sua madre greco-egizio-brasiliana, molto extracomunitario quindi, parla sette lingue, con Fabrica Cinema di Benetton, di cui è ancora direttore, ha coprodotto nove film che hanno vinto nove premi, dall'Oscar per il bosniaco Noman's land al Leone d'Oro a Venezia per il cinese Diciassette anni. Adesso è in Thailandia per finire la seconda opera del gay regista Apitchapong. Permetterà il ministro che un film così esotico arrivi a Venezia?
Muller verso Venezia tra le manovre di Urbani
Il ministro Urbani potrebbe stia cercando di eliminare il direttore del settore cinema, Moritz de Hadeln, per annettere la Biennale di Venezia al suo governo. Il ministro non ha ancora reso noto un decreto di riforma, ma si pensa che sarà simile a quello già presentato e ritirato. La riforma potrebbe coinvolgere l'eliminazione di un'autonomia intellettuale e l'incarico di fidati personaggi. Il direttore della Biennale, Moritz de Hadeln, è stato criticato per aver fatto bene il suo lavoro. Il ministro Urbani potrebbe sostituirlo con Marco Muller, un regista e produttore di cinema con una lunga esperienza e un'esperienza internazionale.
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