PRATO. E' stato fermato mentre portava via dagli scavi etruschi di Gonfienti alcuni reperti archeologici, ma per il giudice il signor Marco Giachetti, sessantenne di Sesto Fiorentino, non è un ladro, è soltanto un appassionato di cose antiche che le voleva mettere al sicuro dai malintenzionati. La singolare sentenza di assoluzione è stata pronunciata ieri dal giudice monocratico Carmen Napolitano. I fatti che hanno dato origine al processo risalgono all'agosto del 2002. Secondo l'accusa il signor Giachetti fu fermato nell'area di Gonfienti, da anni teatro di scavi dell'antica città etrusca, mentre si stava allontanando con un sacchetto pieno di "colaticci di fusione", in sostanza cocci vecchi di oltre duemila anni. Sembra che qualche ora prima avesse chiesto il permesso di entrare nell'area e gli fosse stato negato. Poi ci fu una perdita di acqua, un intervento dei tecnici e fu segnalata la presenza dell'"intruso", che fu denunciato dalla direttrice degli scavi. Sembrava un processo segnato, ma l'avvocato difensore, Alessandro Pomponio, ha tirato fuori un coniglio dal cilindro e ha fatto notare che sul banco degli imputati non sedeva il classico tombarolo. Marco Giachetti, ha spiegato, è un grande appassionato di reperti archeologici, che nel corso della sua vita ha spesso collaborato con la Soprintendenza ai beni culturali ed è conosciuto anche dallo speciale nucleo dei carabinieri che si occupa della tutela dei beni archeologici. Inoltre avrebbe fatto numerose scoperte, sempre notificate alla Soprintendenza. Lo stesso imputato ha dichiarato che, siccome la rete di recinzione era rotta, si era preoccupato di portare via i reperti per metterli al sicuro dai "veri" tombaroli. Il pubblico ministero non era per niente convinto di questa versione e ha chiesto una condanna a quattro mesi, ma il giudice ha creduto alle spiegazioni e ha assolto l'imputato «perché il fatto non sussiste».