Su santAgnese in agone, la chiesa borrominiana di piazza Navona, di leggende, più o meno fantasiose, se ne raccontano tante. Quel che è certo, da quattro anni a questa parte, il complesso monumentale, messo in tiro dallattuale rettore, don Gianni Todescato, è stato restituito alla città: è aperto al pubblico tutti i giorni con funzioni religiose, concerti (nella sagrestia del Borromini che è appena stata rimessa in ordine) e attività culturali. Ma don Gianni, dopo aver finanziato, "grazie ad amici e stimatori", il restauro dellinterno e dei tanti gioielli barocchi che erano nascosti dentro, ancora non è soddisfatto e sbotta: "da quando sono arrivato qui, ho recuperato le cappelle laterali, i quattro evangelisti che si trovano nella cappella della sacra testa, la cappella di Santa Francesca Romana dove cè lantico battistero in cui è stata battezzata la santa, le balaustre, che erano state buttate via, i confessionali del '600." Ma anche il pavimento, che era disastrato ed è stato rimesso a nuovo, il portone centrale con le chiusure del '600, la cupola di Ciro Ferri, diverse opere dipinte e scultoree tra cui laffresco di Francesco Cozza, "SantAgnese in gloria", le campane più vecchie di Roma, che provenivano dalla cattedrale di Montalto di Castro, e il grande organo settecentesco. "Però i turisti, i fedeli e soprattutto, i tanti accademici e studiosi, provenienti da tutto il mondo continua don Gianni - mi chiedono di poter visitare i sotterranei della chiesa". Ricavati da un antico oratorio medioevale. Ma inaccessibili, troppo rischioso scendere al buio sui gradini sbeccati: ci ha dovuto mettere davanti una panca di radica (del '600) a sbarrare laccesso alla scala. Non una qualunque: conduce allo stadio Domiziano, al livello di quellarena che i romani usavano per i giochi, "proprio sotto la chiesa sorge il seggio imperiale". E affreschi divorati dallumidità che cadono a pezzi, finestre senza vetri e griglie divelte, lampade portatili e cavi elettrici volanti (limpianto è tutto da rifare). Cè un progetto da parte delle Belle Arti per creare un camminamento su tutto il circuito sotterraneo al complesso monumentale e allo spazio dove sorgeva lo stadio agonale (era lungo duecentosettantacinque metri, largo centosei metri e ospitava ben trentaseimila posti a sedere). "Ma il mio auspicio, intanto afferma don Gianni "è che parta il piano di recupero di uno degli spaccati archeologici più importanti della città: qui sotto ci sono due cappelle antichissime, le tombe di Innocenzo X, dei Doria Pamphili, e una santa del casato Pamphili". E lultima opera di Alessandro Algardi, il rilievo marmoreo che ritrae il miracolo dei capelli di santAgnese, (proprio davanti al luogo dove, secondo la tradizione, sarebbe avvenuto il martirio della giovane nobile). Tutto in uno stato spaventoso. Lacqua sta divorando i mosaici e sui dipinti medioevali basta passarci un dito sopra e cade tutto il colore. "Una speranza viene da un prossimo, auspicato intervento dellIstituto centrale del restauro conclude Don Gianni e dalle fontane del Bernini: da mesi sono coperte e reclamatissime dai turisti e dai romani".