La firma è apparsa per caso, durante il restauro, realizzato per ridare un po di luce a unopera ingiallita nel corso dei secoli. In una zona buia dellolio su tela, non lontano dalla spalla sinistra della Maddalena penitente, un candido nudo femminile attribuito ufficialmente alla bottega del Tiziano, i restauratori della Pinacoteca Ambrosiana hanno visto apparire a poco a poco lombra di una scritta. Col cuore gonfio di emozione hanno concentrato in questa zona del quadro il loro lavoro, fino a scoprire una dopo laltra delle chiare lettere: "Titianus fecit". Altro che opera di bottega. Si trattava della firma inequivocabile, originale, di uno dei massimi pittori del Rinascimento italiano: Tiziano. Il restauro è andato avanti febbrilmente. E sul bordo della tela, in una zona fino a quel momento nascosta dalla cornice, i restauratori hanno portato alla luce un altro elemento iconografico importantissimo, riconducibile senza dubbio allautore: un piccolo vaso di alabastro porta unguento, che richiama lepisodio evangelico dellunzione del capo di Gesù in vista della sua morte. La clamorosa scoperta è in realtà un ritrovamento. La tela, che proviene dalla quadreria privata del cardinale Federico Borromeo, già nel 1607 era stata catalogata come opera del Tiziano. Poi in epoche successive gli esperti avevano deciso di classificarla come opera della sua scuola. Adesso il restauro sembra togliere ogni dubbio. E riconsegna alla città una tela straordinaria che certamente attirerà la curiosità non soltanto dei milanesi. A confermare il ritrovamento è arrivata la scoperta nel patrimonio librario dellAmbrosiana di unulteriore testimonianza: un manoscritto inedito del 1685 nel quale un dottore dellAmbrosiana e sacerdote milanese, Biagio Guenzati, raccontando la vita di Federico Borromeo descrive nei dettagli lepisodio dellacquisto della tela. Un quadro comprato da una vedova per la considerevole somma di settecento scudi. Un quadro esplicitamente indicato come "di mano di Tiziano". Particolarmente orgoglioso del ritrovamento il Prefetto dellAmbrosiana, monsignor Franco Buzzi, annuncia un progetto per festeggiare il ritrovamento dellopera milanese: una grande mostra di Maddalene nellarte, dalla pittura alla scultura. AllAmbrosiana, naturalmente, non vogliono neanche sentire parlare di una moda culturale legata allipotesi di una Maddalena moglie di Gesù e madre dei suoi figli, iniziatori della stirpe dei Merovingi, come sostenuto da Dan Brown nel fortunato Codice da Vinci. Resta il fatto che la figura di Maddalena, per anni dimenticata, sembra conoscere una nuova popolarità. Questo nudo dellAmbrosiana, descritto da Federico Borromeo con toni di ammirazione «perché lartista seppe mantenere nel nudo lonestà», merita certamente di essere ammirato. E al più presto tornerà ad essere esposto, allinterno di una pinacoteca troppo spesso dimenticata, che conserva capolavori straordinari di autori come Leonardo da Vinci, Raffaello, Caravaggio, Brueghel, Botticelli, Bernardino Luini. Per non parlare di altre importanti opere dello stesso Tiziano.