Al bilancio positivo dell'arte contemporanea in piazza occorre accostare una struttura permanente, agile: una «casa delle arti» svincolata da una gestione ad appannaggio esclusivo delle istituzioni. Questo, in sintesi, il parere di Renato Nicolini sui progetti per l'arte contemporanea a Napoli. Voce «fuori dal coro» degli addetti ai lavori locali, ma anche voce da «ex», come assessore alla cultura del Comune durante il primo mandato di Antonio Bassolino negli anni della «Montagna di Sale» di Mimmo Paladino. Secondo lei, che inventò l'effimero e poi ha presieduto una struttura stabile come il Palazzo delle Esposizioni di Roma, qual è lo stato dell'arte contemporanea a Napoli? «L'arte a piazza Plebiscito è diventato elemento distintivo di Napoli nel mondo. Ripercorrendo le varie installazioni, emerge come si sia sempre lavorato per presentare artisti di valore internazionale, in grado di tessere un rapporto di "vicinanza" con l'ex largo di Palazzo. Certo, la comunicazione è stata estremamente efficace; e le istituzioni hanno saputo utilizzare benissimo il traino mediatico derivato dall'effimero. Soprattutto durante le prime edizioni si è andato costituendo un "senso della piazza" rinnovato di anno in anno dalla nuova installazione. La creatività del singolo "significava" la città come luogo creativo. E inserire un artista al centro della vita cittadina è stata un'operazione coraggiosa». Ciononostante, Napoli continua ad essere orfana di un museo per il contemporaneo. Come se lo spiega? «L'effimero funziona, ma fino a quando veicola la scoperta che la cultura è fruibile non solo nei musei e nelle biblioteche. Ma quando lo spot supera il contenuto, allora l'effimero guasta. Rimango convinto che alla tradizione della piazza, evento che si consuma in pochi giorni, vada associata una struttura agibile, vicina alla cittadinanza nel quotidiano. La "sponda" ideale, per me, rimane Palazzo Roccella, che, da assessore, riproposi come sede per un museo d'arte contemporanea». Fantastichiamo. Quale sarebbe il suo progetto di fattibilità per Palazzo Roccella finito? «La stretta finanziaria sugli enti locali è fortissima; e la globalizzazione insegna che per la produzione culturale bisogna investire e rischiare. Le gestioni dirette da parte delle istituzioni sono diventate impensabili; per dar vita ad una struttura realmente autonoma occorre aprire all'esterno, coinvolgere industriali, università e altre forze produttive».
Nicolini: che guaio l'effimero se lo spot supera il contenuto
Renato Nicolini, ex assessore alla cultura del Comune di Napoli, esprime la sua opinione sui progetti per l'arte contemporanea a Napoli. Secondo lei, l'arte a piazza Plebiscito è diventata elemento distintivo di Napoli nel mondo, grazie alla presentazione di artisti di valore internazionale. Tuttavia, Napoli continua ad essere orfana di un museo per il contemporaneo. Nicolini propone Palazzo Roccella come sede per un museo d'arte contemporanea e suggerisce di aprire all'esterno, coinvolgendo industriali, università e altre forze produttive per dar vita a una struttura realmente autonoma.
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