Legambiente punta il dito sui cosiddetti «eco-mostri» toscani. E si lamenta perché il governo ha tagliato i fondi per abbatterli e ora queste «brutture» rischiano di restare in mostra. Servirebbero 600mila euro per ogni intervento, carica di dinamite compresa. Che verranno chiesti alla Regione. Ma è difficile che nell'elenco delle priorità del governatore, Claudio Martini, possano trovare spazio i 4 milioni e 800 mila euro necessari agli abbattimenti in un momento di emergenze sociali. Il "brutto" elenco è stato reso noto ieri mattina, durante una conferenza stampa a Palazzo Panciatichi, da Ermete Realac-ci, parlamentare del Pd; da Piero Baranti, presidente toscano di Legambiente; da Erasmo D'Angelis, presidente della commissione ambiente e territorio del Consiglio regionale. Secondo i relatori, si tratta di cinque «ecomostri veri e propri» e di tre casi di edifici abusivi. Tra i primi c'è lo «spalmatoio di Giannutri», l'isola in provincia di Grosseto, con immobili in cemento armato per 1 Imi-la metri cubi, in abbandono da quasi 30 anni; il «centro servizi di Proc-chio» all'Elba, scheletro in cemento sotto sequestro dal 2003; il «vinosauro di Radda in Chianti», in provincia di Siena, ex cantina sociale mai portata a termine dagli anni 70; l'ex «Hotel Paradiso, a Montecatini Tenne», confiscato nell'96 perché rientrava nel patrimonio di una società attribuita al controllo della banda della Magliana; l'«Idit di Siena», grosso cilindro che svetta a Isola d'Arbia. Tre, invece, i casi di edifici da demolire: le «villette di Fiesole», scoperte nel 2004 in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico e ambientale; la «villa di Monte Morello» a Sesto, di cui il Tar, in primo grado, ha dato ragione al Comune per l'abbattimento; le «12 villette abusive a Campagnatico» in provincia di Grosseto, scoperte dalla Finanza nel 2007.