«Anche le recenti scoperte confermano limportanza delle ricerche archeologiche nel sottosuolo di Bergamo, grazie alle quali si stanno facendo notevoli passi nella conoscenza della nostra storia più antica. In questo senso assume una rilevante importanza il ruolo che viene svolto dal Museo Archeologico. Peccato che, come ha rilevato la direttrice Stefania Casini, non disponga di uno spazio adeguato per poter svolgere la propria attività». Quando si parla di Città Alta e dei suoi problemi il cuore di vecchio amministratore dellingegner Ezio Motto batte forte. Forse anche perché il museo lho visto nascere. Anzi, è stato uno degli artefici delle scelte che quasi mezzo secolo fa portarono al restauro del complesso della Cittadella, dove vennero collocati in modernissime sedi i musei di scienze e archeologico. Furono anni doro - dal 1956 al 1964 - quelli delle due amministrazioni rette dal sindaco Tino Simoncini. La struttura comunale era ancora danteguerra. Il sindaco Galmozzi aveva dovuto affrontare e risolvere grossissimi problemi con pochissimi mezzi. Neanche da parlare di poter adeguare gli uffici alle crescenti necessità della popolazione. Lunico incremento di personale si era avuto con lassunzione - dobbligo - di profughi dalmati che il governo aveva messo a carico dellamministrazione pubblica. A palazzo Frizzoni ne arrivarono una ventina: tutte persone sulle quali si poteva contare perché, anche provate dalla tragedia, provenivano da uffici pubblici. Le prime assunzioni attraverso concorso avvennero nel 1956. Non appena insediato nella carica Simoncini decise che negli organici comunali fossero inseriti elementi giovani. Un segnale, ma anche un desiderio di forti cambiamenti da parte di un primo cittadino che allora era il più giovane tra i sindaci dei capoluoghi di provincia dellintera Penisola. Aveva 38 anni. Forse anche perché quasi coetanei, vi fu subito una forte sintonia tra Simoncini e Motta, il quale ricopriva la carica di assessore allUrbanistica, Lavori Pubblici e Demanio. Ma era lintera giunta municipale a comporre una bella squadra che seppe dar vita a un programma amministrativo con importanti obiettivi. Esemplare fu la vicenda del complesso di SantAgostino, che allora altro non era che una grande caserma. «Nel 1958 -ricorda ling. Motto - decidemmo che avrebbe dovuto passare alla città. Allora il ministro della Difesa era Andreotti. Gli chiedemmo un incontro e Simoncini volle che ci fossi anchio. Spiegammo ad Andreotti i motivi della nostra richiesta. Ci ascoltò e assicurò che avrebbe subito dato il via al passaggio di proprietà. Rientrammo a Bergamo soddisfatti, ma i giorni passarono senza che avvenisse niente. Due mesi dopo Simoncini mi disse: torniamo da Andreotti e facciamoci sentire». Quando si vide di nuovo davanti sindaco e assessore, Andreotti chiese il motivo di quel nuovo incontro: «Eccellenza, sono passati due mesi ma per SantAgostino non è cambiato niente». Andreotti - ricorda ling. Motto - suonò un campanello ed entrò un generale. Andreotti gli disse che la questione andava subito risolta. E questa volta non furono parole al vento. Si attivò un ufficio del Demanio Militare che aveva sede a Torino. Perlo sgombero di SantAgostino occorrevano due casermette: una come sede di un reparto, laltra peri carabinieri del presidio. Vennero subito progettate e costruite. Non ci fu più nessun ostacolo burocratico. Altri tempi, naturalmente. Nel 1958 lex chiesa di SantAgostino ospitò la prima edizione del Festival del Film sullArte e per lArte: cento film presentati, 52 ammessi in rappresentanza di ben 23 nazioni. In giuria personaggi come Giulio C. Argan, Giacomo Manzù, Gianandrea Gavazzeni, Carlo Raggianti, Cesare Zavattini, Bruno Zevi. Di Bergamo si occuparono le pagine della cultura e dello spettacolo di tutti i maggiori quotidiani italiani ed europei. Di minore risonanza, ma molto importante per le strutture culturali cittadine loperazione Cittadella. Nel complesso, restaurato dallarchitetto Sandro Angelini, furono collocati - linaugurazione avvenne il 29 giugno 1960 alla presenza del presidente del Consiglio Tambroni - il Museo di Scienze, che abbandonava la vecchia sede di piazza Vecchia, elArcheologico. Questultimo nasceva dal nulla, in quanto esistevano solo il lapidario conservato nella Rocca e del materiale archeologico proveniente da varie raccolte private. Sandro Angelini curò anche larredo dei due musei. LArcheologico, anche se non disponeva di molto spazio, era un gioiello per suggestione di ambienti e collocazione dei reperti. Angelini si appassionò al punto tale che fu nominato conservatore onorario: ossia divenne responsabile del museo sotto il diretto controllo della Soprintendenza Archeologica, ma senza ricevere un soldo. Da allora la situazione del museo, a parte la collocazione in organico di un direttore - la dott.ssa Casini - non è cambiata di molto. Mentre le raccolte si arricchivano e mentre, soprattutto negli ultimi ventanni, numerosissime scoperte avvenivano a Bergamo e sul territorio provinciale, gli spazi sono ancora quelli di qquasi mezzo secolo fa: 575 metri quadrati contro un fabbisogno minimo di quattro volte più grande. Per lingegner Motta la sede ideale per le raccolte archeologiche resta il complesso del Carmine. «Mi sembrerebbe ha scritto in un articolo che sarà pubblicato sul bollettino dellOrdine degli Ingegneri di Bergamo - che lorganismo del Carmine, con le sue qualità architettoniche e decorative, con unottima composizione, pur realizzata in tempi successivi, dei complesso strutturale, del chiostro, degli spazi liberi, meriti la collocazione di un rilevante insediamento culturale». Il Museo Archeologico, per lappunto. Perplesso, a dir poco, lingegner Motta lo è anche per quanto si andrebbe progettando per il complesso di Sant Agata. Sistemarvi un albergo di lusso non potrebbe che comportare - scrive - la demolizione pressoché integrale delledificio. Quando invece la sede ideale per un hotel di questo tipo andrebbe cercata a Bergamo bassa. SantAgata meglio si presta - dice ling. Motta - a ospitare «con le opportune ristrutturazioni, destinazioni di carattere istituzionale e sociale per le quali invece si penserebbe alla collocazione al Carmine».
IL MUSEO ARCHEOLOGICO MERITA UNA SEDE NEL CARMINE
Il Museo Archeologico di Bergamo è un importante strumento per la conoscenza della storia della città e del territorio circostante. Tuttavia, il museo non dispone di uno spazio adeguato per svolgere la sua attività, come ha rilevato la direttrice Stefania Casini. Il complesso della Cittadella, dove sono stati collocati i musei di scienze e archeologico, è stato restaurato negli anni '50 e '60, grazie alle scelte dell'amministrazione comunale guidata da Ezio Motto e Tino Simoncini. La struttura comunale era ancora danteguerra e aveva bisogno di adeguamenti per affrontare le crescenti necessità della popolazione.
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