Dopo il percorso notturno, il ministro Urbani lancia l'idea di una ricostruzione simulata dell'area di scavi più famosa in tutto il mondo La perplessità dei sindacati. Sono critici, i sindacati pompeiani, anche se con qualche distinguo, nei confronti del ministro ai Beni Culturali, Giuliano Urbani, che in una intervista pubblicata ieri da «II Giornale» ha parlato di una ricostruzione virtuale della città sepolta da cenere e lapilli eruttati dal Vesuvio nel 79 d.C. Un intervento, secondo Urbani, quello dell'offerta al visitatore di un documento virtuale, che va assolutamente realizzato per sostituire il «nulla» delle aree intorno alla città con tecnologia e cultura. Insomma, un escamotoge attraverso cui ai visitatori si offrirebbe qualcosa in più rendendone maggiormente piacevole soggiorno. Perplesso dall'idea del ministro appare Antonio Pepe, rappresentante di Uil negli scavi. «Se da un lato - spiega il sindacalista - l'iniziativa mi sembra una operazione culturale di buona fattura, dall'altro non possiamo non tenere conto delle aspettative dei turisti che vogliono vedere la città antica così com'è. Piuttosto andrebbero incrementate le risorse per puntare a un restauro globale che garantisca la sopravvivenza degli scavi e la possibilità futura di poterli visitare». In effetti c'è da evidenziare che di una digitalizzazione del patrimonio archeologico pompeiano - sia gli edifici che le suppellettili o quant'altro significativo dell'epoca - si sta parlando a più livelli sin da quando i maghi dell'informatica hanno cominciato a puntare gli sguardi sull'archeologia. Dieci anni fa già si dava per certa la ricostruzione virtuale di Pompei mostrandola in un colossale auditorium da realizzare su un'area industriale dismessa alla periferia tra Torre Annunziata e la città degli scavi. Ancora, fu approntato un progetto faraonico da 170 miliardi di vecchie lire per ricostruire, in una zona poco distante dall'area archeologica, una «nuova via dell'Abbondanza», l'antica strada principale di Pompei. Di più, in diverse riprese, le reti Rai e Mediaset hanno proposto nei palinsesti scientifici e culturali numerosi filmati, di buona fattura, in cui si offrivano scorci di case e di ville patrizie pompeiane. Ultimo della serie, il progetto «life-plus», attualmente in fase di realizzazione, che con fondi europei per circa un milione e mezzo di Euro, sta ricostruendo vita e suppellettili tra una taverna (Vetuzio Placido), l'Anfiteatro con giochi gladiatorii e il Giardino di Ercole. Due anni fa gli informatici dell'Altair4 Multimedia ricostruirono la casa di Giulio Polibio per il tour dei reperti in Giappone. Insomma, Pompei è come quei vecchi cassettoni della nonna dove trovi ogni ben di Dio: dalla bambola di pezza alla trottola di legno. E, per riproporre gli ambienti d'uso di questa sorta di «memoria perduta», nelle intenzioni del Ministro ci sono colossi dell'informatica come Sony (che realizzerebbe un Auditorium e un albergo ad impatto ambientale zero, anche se ancora non si sa dove) o dall'Ibm Italia e da una major statunitense. «Altro che privati e virtuale negli scavi -sottolinea Michele Giordano della Cgil - a Pompei c'è un problema enorme: tutti gli accordi siglati sono stati disattesi. Inoltre siamo preoccupati per la possibile perdita di posti di lavoro e chiediamo al ministro perché, se è vero che i turisti sono aumentati, non ci sono fondi per i lavoratori. Infine, meglio il naturale, restaurato e ben conservato che il virtuale appariscente». Posizione interlocutoria, invece, quella del city manager Giovanni Lombardi che vuole approfondire la questione, anche se è orientato a concedere fiducia al ministro. «Idealmente - sottolinea Lombardi - poter offrire al pubblico anche una bella scenografia, seppur virtuale, potrebbe essere interessante Non ho ancora elementi, però, per dire che una scelta possa essere migliore di un'altra. Tuttavia c'è un fatto: una piccola ricostruzione virtuale 1' abbiamo già fatta con il percorso notturno. Mi sembra che il successo registrato sia significativo in tal senso».