Ventiquattro unità abitative saranno cedute dal Comune all'Università di Macerata o all'Ersu per essere utilizzate come residenza temporanea per giovani, studenti ed esperti dell'ateneo In fase di progettazione visite guidate e la ricostruzione degli ambienti del passato Le casette in terra cruda di Villa Ficana, il piccolo quartiere che sorge lungo il crinale del colle di Santa Croce, torneranno presto a risplendere insieme a tutta la loro storia. Dopo i lavori di restauro effettuati tra il 2005 e il 2006, che hanno permesso di recuperare 20 unità edilizie, sono infatti al vaglio le possibili destinazioni del piccolo quartiere. Ma l'assessore ai beni culturali Mauro Compagnucci non ha dubbi: Villa Ficana diventerà un piccolo museo a cielo aperto. A tale fine saranno progettate visite guidate all'interno del quartiere e "una delle abitazioni recuperate ha anticipato l'assessore - sarà arredata ricreando, attraverso le documentazioni a disposizione, lo stesso ambiente domestico di fine Ottocento". Ma non solo. In linea con l'intervento di restauro e con il vincolo conservativo apposto dal Ministero sull'intera area, 24 unità abitative saranno cedute dal Comune all'Università di Macerata o all'Ersu, per essere utilizzate come residenza temporanea per studenti ed esperti. "È questa la vera valorizzazione del quartiere ha sottolineato Compagnucci -, riconferire alle antiche case in terra cruda la loro originaria destinazione d'uso: quella residenziale". In questo modo il piccolo quartiere, che ha la peculiarità di essere uno dei pochissimi (forse l'unico) borghi edificati in terra cruda all'interno della città a ridosso del centro storico, potrà finalmente riscattare il proprio valore storico-culturale, sgretolando il pesante pregiudizio che per decenni ha gravato come un macigno su Villa Ficana. Una macchia che il quartiere continua a portarsi dietro dalla metà dell'800 fino ad oggi, nel suo stesso nome. Considerato un luogo di degrado non solo urbanistico, ma anche e soprattutto morale, il quartiere è stato inizialmente abitato da umili mestieranti: gionatari, campagnoli, mezzadri e braccianti, ai quali si aggiunsero ladri, truffatori e prostitute. Un ghetto per emarginati che nel tempo non ha avuto sorte migliore, neanche a distanza di oltre un secolo. Le piccole case a due piani, circondate dai più recenti palazzoni, nel 2003, poco prima della messa in opera dei restauri, erano ancora abitate da famiglie di extracomunitari che non erano in grado di pagare affitti più elevati, pensionati o uomini nati e cresciuti in quelle case che, in quanto proprie, non volevano abbandonare. Ma adesso, con il nuovo piano di recupero e con il vincolo conservativo che ne testimonia l'importanza storica, su Villa Ficana si apre uno spiraglio di luce. La storia, dai primi secoli dell'anno Mille fino ad oggi, gli studi e le analisi che hanno consentito di effettuare gli interventi di recupero sono stati raccolti di recente nel volume "Architetture in terra a Macerata: il quartiere di Villa Ficana", curato da Enrico Quagliarini e Camilla Tassi. Con la collaborazione di Placido Munafò, quale coordinatore e responsabile scientifico della ricerca, il volume è edito dalla casa editrice Alina con il contributo del Comune e la collaborazione del Dacs (Dipartimento di architettura, costruzioni e strutture) dell'Università Politecnica delle Marche.