Qui era nata la vedova che fu accusata di stregoneria dalla Chiesa e rischiò il rogo Quando lasciamo via delle Colline, la strada s'inerpica, velocemente. Sembra di salire verso il cielo: la campagna, verde della Valdera, non ci abbandona. A ogni curva, i dolci declivi punteggiati di cipressi, si contano. Sembrano onde, color oro grano, che si rincorrono. Ma il mare è lontano. Se andiamo oltre l'orizzonte, pensiamo a Volterra con le sue balze. Libbiano è quassù, al riparo dalla vita frenetica che c'è a valle. Il cielo sembra davvero a due passi: devono averlo pensato anche gli appassionati di astronomia che qui hanno realizzato un osservatorio, per vederle ancora da più vicino le stelle che, nelle sere d'estate, devono essere l'unico riferimento, oltre al verso dei grilli e delle cicale. Quando la strada si divide, a destra vediamo proprio la cupola dell'osservatorio. A sinistra, a due passi dalla chiesa, fervono i lavori. Interessano tutto il quartiere, quello dove - fino a pochi anni fa - c'era la rivendita di tabacchi e di altri generi alimentari. Quel poco che bastava per non dover scendere a valle per la spesa, quella spicciola. Adesso non c'è più, l'anziana signora che lo gestiva si è ritirata. Una parte dell'edificio era pericolante e così, sono partiti i lavori: la ruspa con la sua benna dà colpi secchi. E il muro si sgretola, sotto i ponteggi che delimitano tutto il cantiere. «C'è un progetto di riqualificazione dei vecchi edifici che interessa tutto il territorio di Peccioli - spiega l'architetto Nico Panizzi, dello studio associato Heliopolis - E' stato fatto un censimento, sono stati schedati, con tanto di descrizione del loro stato e delle possibilità di trasformazione». L'immobile davanti alla chiesetta di Libbiano è interessato da questo piano di recupero. Ma anche da altro: è stato acquistato da alcuni investitori inglesi che vogliono ricavarci un residence. Un altro, già realizzato, è poco distante: un centinaio di metri. Otto alloggi, quasi tutti abitati da famiglie anglosassoni. Chissà, forse sono attratti dalla pace che c'è da queste parti. «Ci ho abitato dodici anni - spiega Marco Fontana, che adesso lavora proprio in quel cantiere - poi ho acquistato una casa in paese, a valle. Ma la quiete di questo posto mi manca». Forse è per questo che ha deciso di tornarci: suo fratello Carmelo è il responsabile del cantiere. Insieme hanno deciso di investirci. E, proprio in mezzo al residence, ci realizzeranno un bel ristorante. «Guardi quella data - dice Fontana indicando una lapide di marmo sopra la chiesa - È in numeri romani: è del 1756. Le case sono nate almeno duecento anni prima: hanno cinquecento anni di vita». La chiesetta è in un angolo, dà sulla vallata. Rende ancora più magico questo posto. Come se non bastasse, la storia di Gostanza, processata per stregoneria, dall'inquisizione del Cinquecento. Era di Libbiano, era una vedova libera, femminista, se la vediamo con gli occhi dei giorni nostri: fu violentata a otto anni dall'uomo che poi è costretta a sposare. Quando diventa vedova raggruppa attorno a sé le altre vedove emette su un'attività: levatrice, erborista, fa la guaritrice. Un'attività che insospettisce la chiesa, che l'accusa di stregoneria. Di Gostanza non rimane traccia se non un film di sei o sette anni fa, del regista pisano Benvenuti. Libbiano, invece, è tutto lì: un paradiso, più che un posto dove avrebbe potuto abitare una strega. Lo hanno capito bene gli inglesi che hanno acquistato gli immobili. E che adesso ci realizzeranno ventidue alloggi. Non un residence per vacanzieri, ma un posto dove abitare. Per scelta. «Con il Comune di Peccioli è stato raggiunto un accordo - spiega l'architetto Panizzi - Loro scomputeranno gli oneri urbanistici, a una condizione: che venga realizzato un parcheggio interrato. Cosa che è stata possibile grazie al fatto di doversi confrontare con un unico proprietario: sarà fatto, all'interno della collina, il parcheggio. Ventidue posti auto, uno per ognuno degli alloggi che nasceranno. Era impensabile che, in mezzo a quel paradiso, quando la struttura sarà completata, ci dovessero restare, quasi come una cornice naturale, le auto dei residenti. Nella contropartita, sullo scomputo degli oneri, c'è anche la ristrutturazione del sagrato della chiesa». I tempi di realizzazione dovrebbero aggirarsi intorno ai due anni. «Se non ci saranno intoppi - spiega il progettista - perché, a dire il vero, avremmo dovuto essere un bel pezzo avanti. Il primo colpo di piccone è stato dato sei mesi fa. Poi c'è stata una sosta. Il Comune aveva emesso un'ingiunzione per demolire l'edificio che dava proprio davanti alla chiesa. Era pericolante. Ma, c'erano dei fili dell'energia elettrica da spostare: il gestore se l'è presa comoda». Solo da un paio di settimane ha mandato una squadra per compiere il lavoro: ci sono voluti un paio di solleciti. Forse è per questo che i progetto non prevede né fili, né recinzioni: «tutte le utenze saranno interrate - spiega l'architetto Panizzi - il resto del borgo sarà realizzato rispettando le origini della case». Anche per questo, probabilmente, è nata l'idea di realizzare un ristorante, nel borgo. Troverà posto dove c'era una volta la rivendita dei tabacchi. E, sorpresa, nel sottosuolo è stato scoperto, durante i lavori uno scantinato che si allunga per una ventina di metri, fino a uno sfiatatoio che dà davanti la fienile. Gli operai che ci stanno lavorando, già s'immaginano che lì troverà posto una fornitissima cantinetta di vini. Era nascosto tra le macerie: il cunicolo veniva usato come piccola discarica interna alla struttura. Emilio Chiorazzo (ha collaborato Franco Silvi)