L'autonomia gestionale inseguita dalla Toscana in materia di beni culturali passa anche da Cortona, in provincia di Arezzo. Il Parco archeologico, che entro due anni comprenderà gli undici siti disseminati intorno alla città e il nuovo museo di Palazzo Casali, diventerà anche la sede sperimentale per una sorta di "devolution condivisa", un esempio felice di collaborazione tra Stato centrale e governo locale in questo settore. «È un riconoscimento importante per il ruolo attivo e propulsivo che le amministrazioni locali svolgono nella tutela e nella valorizzazione delle risorse del territorio dice il sindaco di Cortona, Emanuele Rachini un innovativo modello operativo fondato sulla divisione di compiti fra soggetti diversi». Stato e Comune hanno dato vita a un accordo gestionale, frutto di un'intesa di programma più ampia tra Stato e Regione, che sotto il profilo giuridico ha rari precedenti in Italia: la Soprintendenza, punto di raccordo fra Ente locale e Governo centrale, continuerà a fornire la sua consulenza tecnico-scientifica. Ma di fatto la gestione del parco è completamente affidata ad un pool di professionisti sotto il controllo dell'assessorato ai Beni e alle attività culturali del Comune. Il primo banco di prova per l'autonomia toscana non è un luogo qualsiasi. Quello di Cortona è infatti un parco atipico sia dal punto di vista dello spazio che del tempo: i monumenti sono distanti anche alcuni chilometri e s'iscrivono cronologicamente in un periodo che va dalla fine del VI secolo a.C. alla metà del V secolo d.C.. Uno dei siti (il Melone II del Sodo, del VI secolo a.C.) è stato, pochi mesi fa, teatro della straordinaria scoperta di un enorme altare funerario. Il Parco comprenderà, oltre ai circa 1.000, metri quadrati di nuovo spazio espositivo, anche il già esistente Museo dell'Accademia Etnisca, esempio eccezionale di collezionismo settecentesco (dove, tra l'altro, troveranno spazio alcuni reperti attualmente conservati nel Museo Archeologico di Firenze). Un luogo complesso, le cui implicazioni sconfinano nella pianificazione territoriale e urbanistica di Regione e Comune. Basti pensare che sono state messe in programma due opere pubbliche impegnative: lo spostamento di un tratto di fiume (il canale Loreto) e di un tratto di strada provinciale. «È uno snodo cruciale in campo archeologico sottolinea il soprintendente regionale per i Beni archeologici della Toscana, Angelo Bottini . Ma per chi ha a cuore le sorti del nostro patrimonio è cerlamente il metodo, fondato sulla collaborazione stretta fra le istituzioni, a costituire l'elemento di maggiore rilievo». Un prima idea risale al 1985, quando Cortona si legò al mondo universitario di Perugia, ma il progetto è decollato concretamente solo a cavallo tra il 2001 e il 2002, con l'intesa Stato-Regione e il finanziamento statale previsto dalla legge 513 del 1999, che ha permesso di usufruire di 2,9 milioni. A questa cifra si sono aggiunti 1,3 milioni messi a disposizione dall'Amministrazione comunale e ulteriori 4()0mila euro provenienti da fondi statali, 134mila euro investiti dalla provincia di Arezzo (attraverso il Comune) e una quota minore stanziata dalla Regione Toscana, per un totale di 5 milioni.
L'archeo-parco di Cortona banco di prova
Il Parco archeologico di Cortona, in provincia di Arezzo, diventerà la sede sperimentale di una "devolution condivisa" tra Stato centrale e governo locale. L'autonomia gestionale è stata richiesta dalla Toscana in materia di beni culturali. Il parco, che comprende 11 siti e un nuovo museo, sarà gestito da un pool di professionisti sotto il controllo dell'assessorato ai Beni e alle attività culturali del Comune. Il progetto è frutto di un accordo gestionale tra Stato e Comune, con la Soprintendenza come punto di raccordo.
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