Source : SOLE24ORE Insieme al federalismo fiscale, la sessione parlamentare di settembre dovrebbe accendere i motori anche del federalismo demaniale, chiamato a portare nelle braccia di Comuni e Regioni il patrimonio immobiliare oggi dell'agenzia del Demanio. L'ipotesi per ora è allo stadio embrionale dell'annuncio, fatto da Tremonti nel corso degli incontri sulla manovra con le parti sociali, e deve ancora assumere contorni definiti. Nella enorme rotazione di risorse fra centro e periferia messa in pista dal Governo, insomma, gli enti locali mettono alla colonna delle uscite un capitolo pesante di tagli alla spesa, ma dovrebbero ricevere nelle entrate, oltre alle imposte compartecipate nel nuovo assetto federale, anche il mattone di Stato. Quanto? Diffìcile dirlo ora, anche perché il quadro dei beni dello Stato non è lineare. L'agenzia del Demanio, dice il primo censimento del suo «portafoglio» presentato qualche mese fa, annovera 30mila beni, di cui 15mila nel patrimonio disponibile. Oltre l'80o però, è «in uso governativo», occupato cioè dagli uffici della Pubblica amministrazione centrale. La parte più appetibile è rappresentata dal circa 2.500 beni «ad alta potenzialità di valorizzazione», distribuiti in 163 Comuni; ma proprio le loro «potenzialità» potrebbero far gola al bilancio dello Stato, e quindi rendere più difficile (o costosa) la loro cessione agli enti locali. L'80 di questo «mattone d'oro», poi, è concentrato in otto Regioni (soprattutto al Nord e nel Làzio) mentre agli altri rimarrebbero le briciole. Molti cambi di casacca, dallo Stato ai Comuni, sono poi avvenuti negli ultimi anni e stanno ancora avvenendo (da ultimo è in corso la permuta di Fortezza Da Basso, che passerebbe al Comune di Firenze in cambio di tre immobili): si tratta in genere di beni che gli enti locali già usano. Il Comune smette di pagare la concessione allo Stato e diventa proprietario del bene; ma naturalmente deve poi pensare anche alla sua manutenzione, e l'effettiva convenienza è da valutare caso per caso. Anche perché il mantenimento di beni così complessi non è affar semplice, come mostra anche la vicenda del Fip, il fondo immobili pubblici avviato a fine 2004 dallo scorso Governo Berlusconi (in cui tra l'altro sono già finiti molti pezzi pregiati del Demanio. Una delle ragioni che motivarono l'operazione fu proprio il fatto che per lo Stato sarebbe stato più conveniente cedere gli immobili al fondo, e pagare un affitto invece di doversi sobbarcare il peso della manutenzione. Oltre a risorse e immobili, il Governo spiana poi la strada al trasferimento di funzioni amministrative, in attuazione dell'articolo 118 della Costituzione. Per il passaggio dei com-piti non serviranno più i Ddl collegati alla Finanziaria, come previsto dalla legge La Loggia, ma basterà lo strumento più snello del Dpcm. Più vicina nel tempo, invece, la definizione del Patto di stabilità 2009, che per ora ha mostrato solo la sua cornice finanziaria (1,34 miliardi la richiesta ai Comunie 310 milioni quella alle Province, dopo lo sconto dell'ultim'ora).
FEDERALISMO DEMANIALE: Alle Regioni il patrimonio del Demanio
Il Governo potrebbe cedere il patrimonio immobiliare dell'Agenzia del Demanio alle Regioni e Comuni, in attuazione del federalismo demaniale. L'ipotesi è stata avanzata da Tremonti durante gli incontri sulla manovra con le parti sociali. Il patrimonio immobiliare dell'Agenzia del Demanio è di 30mila beni, di cui 15mila disponibili, ma l'80% è in uso governativo. La parte più appetibile è rappresentata da 2.500 beni ad alta potenzialità di valorizzazione, distribuiti in 163 Comuni. L'80% di questo patrimonio è concentrato in otto Regioni, soprattutto al Nord e nel Lazio.
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