La Toscana sì prepara a chiedere il regime di autonomia speciale per la gestione dei beni culturali. Si tratta di un disegno politico annunciato nel corso del 2003, che nei primi mesi di quest'anno andrà a definizione e sarà portato all'attenzione del Governo centrale entro il 2004. Obiettivo: la sigla di un'intesa che dovrà essere ratificata dai due rami del Parlamento. Se il progetto dovesse passare, sarebbe il primo caso di devolution su base locale a parte le autonomie speciali previste dalla Costituzione in un settore strategico come quello del patrimonio artistico, in cui la Toscana ritiene di vantare non soltanto un primato in termini quantitativi, di asset posseduti (vedere servizio a parte), ma anche d'impegno economico (96 euro all'anno di spesa pubblica per abitante, contro la media nazionale di 85), di know how gestionale e di capacità di sperimentare formule di collaborazione, come nel caso del Parco archeologico di Cortona in fase di realizzazione (vedere articolo). Il nuovo titolo V della Costituzione affida alla legislazione esclusiva dello Stato la tutela dei beni culturali e alla legislazione concorrente la loro valorizzazione e promozione. È all'interno di questa divisione dei compiti che la Toscana ritiene di potersi inserire, con una propria proposta, subito bollata come impraticabile dal soprintendente del polo museale toscano, Antonio Paolucci, mentre altri esponenti dello schieramento statale, dal soprintendente regionale Mario Lolli Ghetti alla direttrice degli Uffizi, Maria Petrioli Tofani, hanno un atteggiamento di maggior apertura. «Non vogliamo arrivare a uno scontro con Roma spiega il governatore della Toscana, Claudio Martini . Al contrario, pensiamo di costruire un modello di collaborazione per migliorare la tutela e la gestione del nostro patrimonio». Sì all'autonomia, ma non contro lo Stato. L'obiettivo è quello di creare un vero e proprio volano di sviluppo, proprio grazie a un approccio più dinamico e pragmatico nei confronti della cultura che in Toscana si calcola muova circa 13 milioni di visitatori, sui 37 che ogni anno arrivano nella regione. «Il patrimonio artistico è un fattore di crescita anche economica aggiunge Martini . Oggi questo settore è troppo accentrato, troppo ministeriale e buro-craticizzato: puntiamo a realizzare un'esperienza pilota in Italia per la valorizzazione dei beni culturali, come importante elemento di sviluppo del territorio». Il punto centrale della proposta che la Toscana sta elaborando riguarda il trasferimento agli Enti locali e alla Regione dei beni oggi nella disponibilità dello Stato, esclusi alcuni istituti, come la Biblioteca nazionale centrale o l'Opificio delle pietre dure. In termini di personale sarebbero 2.600 i dipendenti ministeriali interessati al trasferimento, che comunque verrebbe lasciato alla libera scelta di ognuno. È prevista la nascita di un'Agenzia regionale autonoma per i beni culturali, a garanzia della professionalità di chi lavora nel settore. Le Soprintendenze resterebbero come autorità "terze", di nomina sia statale sia regionale, con compiti di controllo. Le risorse, oltre che da Enti locali, Regione e Stato, arriverebbero anche dal fronte dei privati. «Realizzare un rapporto più stretto con il territorio significa coinvolgere anche finanziariamente Amministrazioni locali e imprese sottolinea l'assessore toscano alla Cultura, Mariella Zoppi . La Toscana in questo settore ha un budget più alto di quanto investa lo Stato nella regione: oltre 76 milioni, il doppio di tre anni fa». Martini conferma l'obiettivo di un maggior coinvolgimento dei privati: «È un traguardo strategico dice ma nessuno è disponibile a intervenire in una situazione così centralizzata». Paolucci boccia senza appello il disegno della Regione. «Sono preoccupato perché temo un effetto valanga dice il soprintendente del polo museale : perché la Toscana sì e il Molise no? L'Italia è lunga e diseguale, per questa strada si rischia di far saltare l'unitarietà della tutela prevista dall'articolo 9 della Costituzione». C'è poi, a giudizio di Paolucci, un problema d'indipendenza di chi deve sorvegliare: «La terziarita è fondamentale aggiunge e personalmente mi sento più libero perché devo tutelare il patrimonio della Toscana rispondendo al Ministero, anziché alla Regione». Più aperta la posizione di una manager come Petrioli Tofani: «L'autonomia che chiede la Toscana è un'opportunità a cui guardare con interesse commenta la direttrice degli Uffizi . Oggi la situazione è ingestibile perché la nascita dei poli museali e il mancato decollo dei musei come istituzioni autonome ha complicato un quadro già difficile. Credo che il rapporto diretto con le Amministrazioni locali potrebbe aiutare la gestione quotidiana continua così come penso che la collaborazione con i privati sia positiva in determinate attività. Ci sono però competenze che non possono uscire dalla sfera dello Stato conclude Petrioli Tofani mi riferisco alla tutela del patrimonio e ai criteri di arruolamento del personale». I tempi per far decollare il progetto toscano sono abbastanza ravvicinati. La proposta d'intesa sarà varata dal Consiglio regionale entro febbraio, e il tavolo con il Governo si aprirà prima dell'estate. «Puntiamo a chiudere la partita nel 2004», confessa Martini. L'esito però è tutt'altro che scontato.