La commissione non decide: sarà il consiglio comunale a valutare le colonne dellarchitetto Tadao Ando. Se gli uffici comunali non riescono a mettersi daccordo su un progetto di uno dei più grandi architetti del mondo, figuriamoci cosa può capitare a un mortale cittadino. Certo, qui non stiamo parlano di aprire una finestra o di allargare il bagno di casa, ma il dato di fatto è che sul Centro darte internazionale che Palazzo Grassi sta realizzando in Punta della Dogana (e si è già arrivati al 40 per cento dei lavori, con la previsione di finire per il giugno 2009, giusto alla vigilia dellinaugurazione della Biennale) gli uffici delle Attività produttive e dellUrbanistica hanno posizioni difformi. Una "grana" che ieri ha tenuto banco nella seduta congiunta delle due commissioni consiliari competenti, peraltro senza a nulla approdare, visto che tutto è stato rinviato alla decisione del consiglio comunale di mercoledì prossimo. La diatriba riguarda le due colonne in cemento armato che larchitetto giapponese Tadao Arido vuole piazzare allingresso del Centro darte, dalla parte del Campo della Salute: secondo il Suap (Sportello Unico attività produttive) gli obelischi non sono consentiti dalle attuali norme urbanistiche e quindi, per realizzarli, è necessaria una deroga, che spetta solo al consiglio comunale. Per lUrbanistica, invece, quei due obelischi sono ammissibili, visto che sia la Salvaguardia che la Soprintendenza hanno dato parere favorevole. Ieri, in commissione a Ca Farsetti, è stato letto il parere firmato dal dirigente Oscar Girotto: una cartella che risale ancora allo scorso marzo ma di cui i consiglieri comunali non erano a conoscenza. Testuale: «La realizzazione di manufatti, nella fattispecie due pilastri (obelischi) in calcestruzzo armato è ammissibile esclusivamente nei casi, eventuali ed eccezionali, di installazione di elementi decorativi di rilevante valore artistico, disposta eo assentita dalle pubbliche autorità competenti». Tradotto: se Salvaguardia e Soprintendenza hanno detto sl (e lhanno detto), le norme urbanistiche non vietano le colonne di Tadao Ando. Ergo, la deroga non serve. Ed è su questo che i consiglieri si sono divisi Carletto Pagan ha proposto un emendamento per stralciare dalla delibera la parte relativa alle colonne, Jacopo Molina ha fatto presente che lo stralcio lo deve fare la giunta e che comunque gli uffici «devono assumersi le loro responsabilità» anziché scaricarle sul consiglio. Per contro, Bruno Lazzaro ha rotto il suo usuale silenzio per complimentarsi con Palazzo Grassi (era presente la direttrice Monique Veaute) e il coordinatore generale del progetto Eugenio Tranquilli: «Ringrazio chi porta i soldi per fare queste cose a Venezia che il Comune da solo non potrebbe fare». Morale: deciderà il consiglio comunale. Comunque vada, con o senza deroga, le colonne si faranno. E una volta approvato il progetto - di fatto alcune deroghe alla Variante al Prg riguardanti lapertura delle porte verso lesterno, i controsolai, le travi in ferro anziché in legno - i progettisti presenteranno una variante, Perché, come ha spiegato ieri lingegner Tranquilli, in questi mesi il progetto è stato parzialmente cambiato, modifiche di poco conto - ha sottolineato - ma tutte concertate tra Tadao Ando, la soprintendente Renata Codello e le stesso Tranquilli. Ad esempio: sono stati eliminati i solai ferrolegno, al piano terra è stato spostato il locale tecnologico, al primo piane saranno eliminati i solai che non avevano un peso storico. I consiglieri hanno avuto così unanteprima di quelle che sarà il Centro darte contemporanea, 3.750 metri quadri tra sale espositive e servizi. A proposito: monsieur Pinault per il momento vuole riservare la caffetteria in Punta della Dogana ai soli visitatori. E, contrariamente a quanto aveva auspicato il sindaco Cacciari, il belvedere (ma solo quello) non sarà accessibile ai disabili: è raggiungibile solo con scale.