VERONA - «La nostra è una società che non pensa più al futuro. Il modello di sviluppo che stiamo sostenendo non porta a niente. I primi a non sentire il problema ambientale in Valpolicella sono le persone che la abitano». Milo Manara, maestro del fumetto, che da sempre vive in Valpolicella, racconta così la visione di una terra che sente sua ma che vede mutare e cambiare nel tempo, sotto i colpi delle ruspe. «Quando ero piccolo non cera neppure una strada che collegasse tutti i paesi della Valpolicella, ricordo che esisteva solo un trenino, la littorina Verona-Caprino racconta il fumettista veronese era uneconomia totalmente diversa, prettamente agricola; solo a SantAmbrogio era differente perché fin dal tempo dei Romani ha sempre avuto un tipo di economia industriale». Ma le persone che vi abitano avvertono questo cambiamento radicale? «Quando hanno costruito la strada, un architetto come libero Cecchini aveva proposto di non permettere la costruzione delle abitazioni direttamente sulla via, ma di creare strade parallele. È stata anche la gente del luogo a volere che la propria casa si affacciasse direttamente sulla strada, fatto che veniva considerato un avanzamento sociale: a molti manca proprio la consapevolezza ambientale, la capacità di guardare al futuro di tutti». Quanto e come sta cambiando la sua Valpolicella? «La cementificazione in Valpolicella è limitata alla parte di pianura e le colline sono ancora poco toccate. H problema sta comunque a monte: vedo una civiltà che non pensa più al futuro. Anche la proposta del ritorno al nucleare, prima di tutto non tiene conto che lemergenza è prossima, in contrasto con i lunghi tempi di costruzione delle centrali stesse, poi non affronta il problema di che fine farebbero tutte le scorie nucleari prodotte dagli impianti. E si tornerebbe al punto di partenza». Lappello di Alberto Asor Rosa perla salvaguardia di Monticchiello, era stato preso in considerazione da Bondi, qualcosa del genere si può pensare anche per la Valpolicella? «Se ci fosse un appello lo firmerei, certo ci sono tanti interessi economici alle spalle che penso non porterebbe a nulla. Un appello servirebbe a pochissimo». II cambiamento porterebbe a cambiare anche il modo di vivere in Valpolicella, non solo la geografia? «Stanno costruendo dei centri commerciali. Oltre al fatto edilizio in sé, è una scelta che metterà in ginocchio gli artigiani e i piccoli negozi, e che cambierà la faccia della società. In più il centro commerciale, avendo al suo interno una serie di attrazioni, diventa un posto dove portare i bambini la domenica a passare del tempo, trasformando lessere umano in consumatore anche nei momenti dedicati al divertimento». Ma ritiene che comunque sia un cambiamento in negativo? «Non se se questo sia meglio o peggio, certo è un modello di sviluppo che favorisce la concentrazione della ricchezza in mani minori e divarica sempre più la forbice tra ricchi e poveri. Non dobbiamo dimenticarci che comunque sono le amministrazioni che concedono o meno i permessi di costruzione». Il traforo delle Torricelle rientra in questottica? «Ufficialmente questo traforo si fa per decongestionare il traffico che passa davanti al teatro Romano, uno scopo sacrosanto quindi. In realtà è una cosa totalmente inutile perché chi volesse andare dallEst allOvest della città, ha già tutte le bretelle e le tangenziali del caso. Le persone non capiscono che, invece di passare davanti al teatro romano, avrebbero già la possibilità di fare il giro esterno della città e, per farglielo capire, è necessario un traforo del genere: in questi casi sono i comportamenti dei cittadini ad essere il vero danno».