Archivi Il documento, acquistato a un' asta, racconta la genesi della statua, simbolo della Pinacoteca Quando, all' inizio del 1811, dopo averla attesa cinque anni, si vide finalmente recapitare a Parigi la sua colossale statua di marmo scolpita dal Canova, Napoleone rimase di stucco: neppure lui, il più megalomane dei Narcisi, si aspettava di venire ritratto totalmente nudo, giovane e seducente come un atleta greco, il collo taurino, le cosce possenti e due natiche sode e magnifiche. Persino a lui quella statua alta oltre tre metri in cui veniva idealizzato come Marte pacificatore, con in mano l' asta e il globo sormontato dalla Vittoria alata, parve eccessiva e dunque ordinò di non esporla al pubblico. In Italia, invece, dove ancora oggi il «ritocco estetico» non viene disdegnato dai politici, le cose andarono diversamente. Già nel 1801 Giovan Battista Sommariva, presidente del governo provvisorio della Repubblica Cisalpina, aveva chiesto al Canova una statua di Napoleone per il monumento alle armate francesi nel Foro Bonaparte, a Milano. Ma quando Eugenio di Beauharnais, viceré d' Italia, vide a Roma la statua in marmo che lo scultore aveva terminato di scolpire fin dal 1806 per Napoleone, ne commissionò una copia in bronzo. Di quella committenza ci resta una lettera appena acquistata a un' asta a Torino dalla Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Lombardia grazie al contributo della casa editrice Electa e della società Civita, concessionari dei servizi aggiuntivi della Pinacoteca di Brera. È il contratto sottoscritto il 13 gennaio 1808 da Antonio Canova e i fratelli Righetti, incaricati della fusione in bronzo. L' operazione, effettuata fondendo i vecchi cannoni di Castel Sant' Angelo, non andò a buon fine e si rese necessaria una seconda fusione, eventualità prevista nel contratto qualora il «getto in bronzo riuscisse difettoso, e viziato per qualunque siasi accidente, a segno che l' autore Cav.re Canova vedessevi compromesso assolutamente il proprio decoro». Alla fine la statua giunse a Milano il 10 agosto 1812: dapprima fu collocata nel Senato da dove passò, l' anno dopo, a Brera e poi, nel 1814, con l' esilio dell' Imperatore all' Elba, scivolò negli scantinati da dove riemerse solo nel 1859 quando fu issata nel cortile d' onore di Brera. Nel frattempo, anche la statua di marmo confinata da Napoleone nei buio dei depositi parigini, veniva riesumata ed esposta al pubblico, ma dai nemici di sempre: gli inglesi, che la acquistarono nel 1815 per donarla a Lord Wellington, il vincitore di Waterloo, il quale la espose nella sua casa di Apsley House, dove ancora oggi si può ammirare. Fu l' ultima beffa ai danni di Napoleone: quella statua, che era stata imbarcata a Roma alla volta di Parigi con l' ordine di affondare la nave in caso di attacco della marina inglese, giungeva alla fine proprio a Londra. Pagina 19
MILANO - Caro Canova, le scrivo. A Brera la lettera di commissione per il Napoleone
La statua di Napoleone, scolpita da Antonio Canova, fu acquistata a un' asta e racconta la sua genesi. Nel 1801, Giovan Battista Sommariva chiese al Canova una statua di Napoleone per il monumento alle armate francesi nel Foro Bonaparte a Milano. Nel 1806, Canova terminò la statua in marmo, ma Napoleone non la volle esporre al pubblico. Invece, Eugenio di Beauharnais, viceré d'Italia, commissionò una copia in bronzo. La fusione in bronzo non andò a buon fine, quindi fu necessaria una seconda fusione. La statua giunse a Milano nel 1812 e fu collocata nel Senato, poi passò a Brera.
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