Il Parco, istituito nel 1988, è riuscito a difendere la "regina viarum". Altrove le risorse naturali si sprecano Accade nel suburbio romano, tra la villa di Adriano sulla Tiburtina, la città di Gabii e la Villa dei Gordiani sulla Prenestina e quella dei Sette Bassi sulla Prenestina La via Appia sembra ormai lultima posizione su cui si attesta nel suburbio romano la difesa del paesaggio archeologico dallaggressione di trasformazioni pesanti e volgari. Gli abusi, che pure non mancano, sono stati contenuti dal vecchio piano regolatore, che destinava larea a parco pubblico, e dalla tutela esercitata dallo stato tramite le soprintendenze; sono poi intervenute la vigilanza ambientale e lintensa attività di conservazione naturalistica svolte da parte del Parco regionale dellAppia antica, istituito nel 1988; nella repressione di ogni illecito attentato allintegrità dei luoghi si manifesta ora, con nuova sensibilità, anche una più incisiva azione giudiziaria. La disfatta è altrove evidente non solo per loffesa ai caratteri formali del territorio, ma anche per linsipiente spreco di risorse naturali. Una politica accomodante nei confronti di ogni abuso, riproposta con periodica insistenza mediante condoni edilizi e riforme intese ad affievolire la tutela del patrimonio storico artistico e del paesaggio, ha favorito e persino indotto a teorizzare spregiudicate forme di gestione urbanistica di cui si vedono i risultati su ampia parte del territorio italiano. Ai danni inflitti alla città di Roma negli anni Cinquanta con lo squallore dei quartieri periferici, che con tanta fatica si vanno risanando, si sommano quelli arrecati più estesamente allagro romano, da oltre un ventennio preda di disordinate mire edificatorie. Malamente alterato e spesso inutilmente svilito anche nella sua vocazione produttiva agricola è ormai il versante orientale del suburbio romano, interessato da strade anchesse ricche di storia, segnate da complessi monumentali come la villa di Adriano sulla Tiburtina, la villa dei Gordiani e la città di Gabii sulla Prenestina, il mausoleo di SantElena e le ville della tenuta imperiale ad duas lauros sullantica via Labicana (ora Casilina), la villa dei Sette Bassi sulla Tuscolana. I monumenti principali si sono salvati, ma il paesaggio di cui fanno parte è perduto oppure è già gravemente a rischio. Basti vedere le offese arrecate alle monumentali rovine dei Sette Bassi, assediate da palazzi di vetro che ne deturpano le prospettive sullo sfondo della campagna romana. Negli atti della Commissione dindagine per la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico, archeologico, artistico e del paesaggio, istituita con una legge del 1964, per invocare la protezione del contesto ambientale dei monumenti è usata una bella similitudine: «Come il fondo di un quadro sulle figure, lambiente influisce sullaspetto di un monumento architettonico, ossia sulleffetto che esso produce in noi. Pure rimanendo identiche, le figure del quadro ci darebbero unimpressione diversa ad ogni cambiamento del fondo, ossia del loro ambiente; e così un monumento, qualora si cambiassero, anche in parte, gli elementi della composizione ambientale cui appartiene». Non a caso si richiamava unimmagine pittorica: della commissione facevano parte maestri come lo storico dellarte Carlo Ludovico Ragghianti, larcheologo Massimo Pallottino, il filologo Augusto Campana, il pittore Mino Maccari. Le raccomandazioni di allora sono state purtroppo quasi dovunque disattese, ma non per la via Appia. Il paesaggio archeologico è qui ancora quasi del tutto integro. Si giustificano così da una parte la particolarissima attenzione posta dalle istituzioni alla sua migliore conservazione e dallaltra il consenso dellopinione pubblica verso la repressione di illeciti perpetrati con ogni sorta di furbizia, sotterfugi, falsificazioni e connivenze. Si sentono pronunciare sovente giudizi assai riduttivi sulle cause di decadimento del paesaggio italiano. Il più comune, espresso anche da uno dei passati ministri dei beni culturali, vorrebbe attribuire la responsabilità dei guasti alledilizia sciatta, alla diffusa incapacità di progettare il bello, ma il problema non può essere ridotto nei termini di una questione meramente formale. La perdita dei caratteri storici del territorio è dovuta soprattutto a motivi di natura strutturale, ossia alla sottrazione di suoli pregiati alla produzione agricola per esigenze che invece potrebbero essere soddisfatte facilmente con un razionale uso delle aree già destinate ad attività incongrue o dismesse. Tutto ciò si traduce peraltro in un vero e proprio danneggiamento delle naturali fonti di ricchezza. Il Parco dellAppia antica ha infatti posto nei suoi programmi il mantenimento delle attività agricole nei comprensori già pervenuti nella proprietà pubblica, quali le tenute di Tormarancia e della Caffarella, e in quelle che vi potranno ancora pervenire, come la Farnesiana.