I miei dubbi che la «decapitazione» di Eugenio La Rocca, il Soprintendente capitolino ai Beni Culturali, si fosse già consumata si sono rafforzati leggendo sullinvito che avevo ricevuto per il convegno dedicato ai settantanni di Andrea Carandini, il nome del Soprintendente affiancato soltanto dalla dicitura «Università di Roma La Sapienza». Per verificare ho chiamato lufficio della Soprintendenza. «Il Professore La Rocca non è più qui», risponde il centralino. «Mi passa la segretaria?» Alla segretaria chiedo se può darmi il cellulare. «Ma lha già restituito!» è la riposta. Riferisco il tutto al Professor La Rocca e lui si diverte al mio raccontino: «E lo spoils system - commenta - Un sistema istituito a suo tempo da Franco Bassanini», aggiunge. «Come dire che anche lo spoils system non è né di destra né di sinistra?» «Già», ride. E mi spiega il meccanismo: decadenza automatica dei «Dirigenti apicali» con contratto a tempo determinato, alla scadenza o alla caduta dellamministrazione che li aveva nominati eo riconfermati. (Lui fu nominato la prima volta da Franco Carraro e confermato sia da Rutelli che Veltroni). «Per cui il 30 aprile sono andato via, riconsegnando ovviamente tutto. Sono tornato allUniversità dove insegno Archeologia Classica». Parliamo ora della sua relazione al convegno dellOdèion, dellaltroieri. «Dove - spiega il Professore - ho voluto stabilire un collegamento sia pure ideale del progetto dellamministrazione Veltroni, con quello del "Giardino del Campidoglio", di Napoleone che voleva fare del vastissimo territorio del cuore della Roma antica un enorme meraviglioso giardino - che partisse dalle pendici del Campidoglio e si estendesse, includendo il Foro Traiano e il Foro romano, e naturalmente il Palatino, che già i Farnese avevano destinato a luogo di delizie, fino al Colosseo, al Circo Massimo e al Foro Boario». Ma perché il progetto di Napoleone I non si realizzò? «Intanto Roma fu napoleonica soltanto quattro anni, dal 1810 al 1814, poi ritornò sotto i Pontefici. Inoltre Napoleone si era affidato a Camporesi e a Valadier, ma i loro interventi gli sembrarono troppo modesti, e si rivolse allora a Berthaul». «Il nostro progetto per larea archeologica centrale di Roma - continua - riprende lidea di rendere organico il disegno sempre più riconoscibile, via via che si susseguono le scoperte, del cuore della Roma antica. Riconoscibile anche ai non addetti ai lavori, ai turisti, ai romani stessi, con ledificio di via dei Cerchi a funzionare come Museo della Città». Come Eugenio La Rocca, anche Angelo Bottini, Soprintendente Speciale per i Beni Archeologici di Roma, ha focalizzato il suo intervento, nella seconda giornata del convegno dellOdéion, sullo stato del progetto definito, per brevità «del Grande Louvre». «La storia di Roma antica - dice - è storia complessa: e per certe epoche, come quella della Prima Repubblica, non sono rimaste nemmeno le pietre a testimoniare. Perciò il Museo della Città, che si potrebbe chiamare anche in altro modo, sarebbe indispensabile. Tanto più che oggi, con la tecnologia del virtuale il visitatore potrebbe essere "preparato" a gustare, per esempio, la visita "reale" alla meravigliosa Casa di Augusto appena recuperata». Andrea Carandini del resto lo dice da anni: «Bisogna fare un Museo che non accumuli tanto gli oggetti, ma configuri lo spazio, lurbanistica, larchitettura, in cui, per secoli e secoli,senza interruzione, ha abitato luomo, il romano». Dal canto suo, lex Assessore Simo Di Francia - a cui non piace affatto la definizione di "Grande Louvre", preferisce il più semplice "Campidoglio Due" - mi dice: «Io ho steso a marzo la bozza per la Conferenza Stato-Comune che poi la vicesindaca Garavaglia-Veltroni si era già dimesso - ha firmato con Francesco Rutelli, allora Ministro dei Beni Culturali. Tutti erano daccordo: i consulenti - Carandini e lingegnere Giorgio Croce - i due Soprintendenti...» «Ma Salvatore Settis, me lha detto Bottini, era contrario, ritenendo loperazione del Museo della Città non prioritaria». «Ma non è soltanto di via dei Cerchi che si tratta», reagisce Di Francia. «Intanto a via dei Cerchi, svuotata ormai al 90100 degli uffici, deve trovar posto la parte più preziosa dellimmenso materiale antiquario conservato nei magazzini, e vi si trasferirebbe anche il Museo della Civiltà Romana che allEur nessuno lo va a vedere. Poi a Palazzo Rivaldi andrebbe la collezione Torlonia, ed i Musei Capitolini, svuotati degli uffici, come per esempio la Ragioneria Generale, potrebbero rafforzare la propria funzione. Insomma si tratterebbe di dare un assetto organico al cuore antico di Roma, di stabilire un coordinamento attendibile. Perché, per esempio, il Foro Traiano appartiene alla Soprintendenza capitolina e il Foro Romano a quella dello Stato?» Il nuovo Assessore alla Cultura, Umberto Croppi, sarebbe, si dice, favorevole al "Grande Louvre".
ROMA- Lo spoils system non perdona: la Soprintendenza saluta La Rocca
Il Professore La Rocca, Soprintendente capitolino ai Beni Culturali, ha lasciato l'incarico dopo la caduta dell'amministrazione Veltroni. Ha spiegato al giornalista come il suo sistema di nomina dei dirigenti, basato sulla decadenza automatica dei contratti a tempo determinato, abbia portato alla sua uscita. Ha anche parlato della sua relazione al convegno dell'Odèion, in cui ha presentato un progetto per un Museo della Città, che riprende l'idea di Napoleone di rendere organico il disegno del cuore della Roma antica. Il progetto prevede la creazione di un museo che configuri lo spazio in cui l'uomo ha abitato per secoli, e non solo accumula oggetti.
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