Gli esperti del ministero dicono di : no. Come avevamo preannunciato, il progetto dell'architetto Cesare Mari (Panstudio di Bologna), vincitore del concorso internazionale per realizzare il museo archeologico provinciale a Santa Scolastica, è stato bocciato dai tre comitati tecnici del ministero dei Beni culturali: lo ha riferito il 13 giugno scorso su queste pagine Gianluigi De Vito. I dettagli della vicenda sono molto istruttivi, per chi voglia farsi un'idea dell'uso che è stato fatto del concorso e del lavoro della giuria. Andiamo a vedere. Nella seduta del 28 aprile scorso a Roma - una seduta congiunta del Comitato per i Beni architettonici, di quello per l'archeologia e di quello per i Beni storici e artistici -dall'esame del progetto è emerso «un quadro complessivo delle opere proposte non consono al carattere del sito; opere decisamente invasive nei confronti delle locali componenti archeologiche, storiche, architettoniche e urbanistico-paesaggistiche». Il presidente della Provincia, Vincenzo Divella e magari anche gli stessi progettisti speravano forse che il divieto romano riguardasse solo il famigerato tubo rosso (o dì «color» corallo, come preferiscono dire) lungo 75 metri e incastonato sulla sommità del complesso monastico. Tolto quello dal progetto - si vagheggia - potremmo comunque andare avanti. Lo dice anche lo storico dell'arte Andrea Emiliani, componente della commissione giu-dicatrice del concorso. Anzi lo scrive in una lettera indirizzata al presidente del Comitato per l'architettura, Giovanni Carbonara, nel tentativo di modificare il giudizio: «immissione da molti considerata facoltativa», sostiene a proposito del tubo rosso. Ma non è così. Ai controllori romani è ben chiaro che tanto il tubo rosso quanto quella specie di bianca Enterprise da Star Trek che atterra su Santa Scolastica, ma solo nella seconda fase di Guerre stellari e che Mari C. chiamano «ponte panoramico» (lungo un paio di centinaia di metri, occhio e croce) sono solo il clamoroso segnale di mi «disegno architettonico - si legge nel verbale dei comitati - che riduce le preesistenze storiche a mero sfondo, interessa un'area archeologica non ancora indagata stratigraficamente e risulta in contrasto con quanto indicato dalla Carta Italiana del Restauro». Insomma, non esami di riparazione a settembre, ma bocciatura totale, sia del progetto sia della commissione presieduta da Amerigo Restucci che l'ha scelto. Ne è ben consapevole Andrea Emiliani quando, il 16 maggio, scrive a Giovanni Carbonara di sentirsi «fortemente umiliato e offeso». Ancora più esplicito, una settimana prima, Emiliani era stato con il Direttore regionale per i Beni culturali della Puglia, Ruggero Martines. Su carta intestata dell'Accademia Nazionale di Lincei (nientemeno!), gli scrive: «mi sento a mia volta umiliato e sputtanato». Emiliani è risentito: «non è possibile che si propaghi l'idea che qualcuno, a cominciare da me, abbia frodato l'andamento dei lavori della commissione». Perciò si impegna, presso i destinatari del suo carteggio, a difendere a spada tratta il progetto vincitore: «è buono, prima ancora che bello», scrive a Martines; «assolutamente il solo di pronunciata, verificata qualità», scrive a Carbonara. Emiliani è stato soprintendente ai Beni artistici di Bologna nell'epoca in cui il gruppo di Mail ha ristrutturato la Pinacoteca di Bologna e ha allestito diverse mostre curate dal medesimo storico dell'arte e quindi conosce bene il lavoro dell'architetto e di Panstudio, ben noti per i loro allestimenti anche ad un'altra componente della giuria barese, Emanuela Angiuli, curatrice di mostre a Bari e Barletta. Emiliani, dicevamo, potrebbe argomentare perciò sulle verificate qualità tecniche del vincitore e invece agita categorie critiche del tutto desuete come «bellezza». Bello si può forse dire ancora di un dipinto di Guido Reni, ma è quantomeno imbarazzante se si discute di arte e di architettura contemporanea, e senza dover per questo scomodare Theodor Wisegrund Adorno. Abbiamo il sospetto che i lavori della giuria non abbiamo affatto avuto «un andamento mirato alla conoscenza migliore, visto il buon numero dei partecipanti e la qualità degli elaborati», come dice Emiliani a Carbonara. Sospetto nutrito dal fatto che lo stesso Emiliani rivolgendosi a Martines si smentisce e dice che «molti altri hanno giocato coi pastelli e le figurine» e che le «tavolette che ho visto là dentro sembrano talora fatte in un pomeriggio». Sospetto che nasce dal fatto che «i lavori si sono conclusi in un paio di giorni appena». Lo dice sempre Emiliani, con soddisfazione, mentre d'altra parte si lamenta di un frettoloso esame da parte della commissione ministeriale che «non ha letto nessuna relazione (neanche la mia, e la questione mi scoccia)». L'opinione di chi compila questa rubrica è che nei documenti appena compulsati ci sia la dimostrazione della inadeguatezza della giuria rispetto al compito assegnato (lo lascia intendere anche il verbale dei comitati). La Provincia avrebbe dovuto dedicarvi una attenzione speciale. Putroppo l'avevamo previsto e scritto a più riprese, in particolare il 6 giugno e il 14 novembre scorsi. Dunque, in tempi, non sospetti. Ora ci aspettiamo che l'Amministarzione prenda atto dei fatti. La città ha bisogno del suo museo archeologico, ma questo legittimo desiderio non autorizza nessuno ad arrangiare la faccenda, magari togliendo «pezzi» ingombranti, facoltativi, forse, ma certamente «caratterizzanti» di un progetto che è comunque insostenibile. Un'occasione per riparlarne sarà l'incontro promosso sul tema da Città plurale e dal Cidi che si terrà il 26 giugno alle 17 al Fortino Sant'Antonio.
Bari - Nel museo a Santa Scolastica la scorciatoia porta al peggio
Il progetto dell'architetto Cesare Mari per il museo archeologico provinciale a Santa Scolastica è stato bocciato dai tre comitati tecnici del ministero dei Beni culturali. I comitati hanno criticato il progetto per essere invasive nei confronti delle locali componenti archeologiche, storiche, architettoniche e urbanistico-paesaggistiche. Il presidente della Provincia, Vincenzo Divella, e gli stessi progettisti speravano che il divieto riguardasse solo il tubo rosso, ma il ministero ha deciso di bocciare anche il progetto.
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