Reperti archeologici, corredi tombali di epoca sannitica e romana, tracce d'insediamenti dell'età del bronzo, lapidi di edifici di culto della città antica, statue in marmo: un inestimabile patrimonio storico archeologico, custodito nell'ex Convento delle Canossiane di Nola. Una struttura su due livelli, sorta con l'obiettivo di riportare alla luce l'illustre passato della città di Nola. Un'apposita sezione espositiva riservata ai periodi medievale e moderno. Un itinerario espositivo per ripercorrere quel glorioso passato: dalle origini sino ai giorni nostri. C'è, però, un piccolo inconveniente: da quattro anni, il museo archeologico di Nola è al palo, chiuso al pubblico. La motivazione ufficiale, riportata sul portone d'ingresso, parla dì "lavori di ampliamento e allestimento". Doveva essere una chiusura temporanea che si protrae, oramai, da quattro anni, tra l'indifferenza delle istituzioni. Trentacinque dipendenti, registrati sul libro paga della soprintendenza archeologica, risultano impiegati presso il museo di Nola. Il loro ruolo, in questa fase, non è molto chiaro. Anzi, alcuni di loro, si lamentano dì una condizione quasi vessatoria, per essere pagati senza svolgere mansioni ben definite. Sono chiamati a vigilare che nessuno si intrufoli nella struttura, altri vengono occupati nelle attività di allestimento delle varie sezioni espositive del museo. Un allestimento che va avanti a ritmo di lumaca. Nonostante le stanze del museo, tutte provviste di tede, siano da mesi pronte ad accogliere i reperti archeologici nolani sparsi nei musei intemazionali e nei depositi della soprintendenza archeologica. La riapertura al pubblico è lontanissima. Inaugurato in pompa magna nel 2002, dal presidente della giunta regionale, Antonio Bassolino, il museo avrebbe dovuto rappresentare una vetrina sull'immenso patrimonio archeologico ed artistico che l'area nolana possiede. Da Baiano a Palma Campania. In questi sei anni, le occasioni concrete per mostrare a visitatori ed esperti le bellezze, racchiuse nel complesso di via Cocozza, sono state davvero rare. È rimasto aperto per soli due armi. Un avvio che faceva ben sperare. Uno degli aspetti positivi del museo archeologico dì Noia, che gli operatori del settore ricordano con maggiore nostalgia, erano gli orari di attività: dalle nove del mattino alle sette dì sera. Lunghissime maratone. L'ingresso gratuito, altro aspetto gradito. Poi, dopo appena due armi d'intesa attività, è calato il silenzio. Tutto finito. Scorrendo le guide turistiche della Campania, il museo archeologico di Noia è, ancora, annoverato, tra le tappe degli itinerari turistici della regione. Ma in via Cocozza, la porta è sbarrata. Sul futuro della struttura regna l'incertezza. I progetti iniziali erano ambiziosi: doveva ospitare tutte le opere nolane custodite nei tantissimi musei internazionali. Oggi il museo archeologico della città di Noia è una struttura fantasma su cui l'associazione nazionale amici del marciapiede, attraverso il suo presidente Raffaele Napolitano, intende richiamare l'attenzione inviando un'interpellanza direttamente al ministro per i beni e le attività culturali Sandro Bondi. Una data certa per la riapertura del museo? Un interrogativo al quale bisognerà rispondere in fretta.
Nola - Museo fantasma, pagati per non lavorare
Il museo archeologico di Nola, situato nell'ex Convento delle Canossiane, custodisce un patrimonio storico archeologico inestimabile. La struttura, sorta per riportare alla luce l'illustre passato della città, ha un itinerario espositivo che copre i periodi medievale e moderno. Tuttavia, il museo è stato chiuso al pubblico da quattro anni, a causa di "lavori di ampliamento e allestimento". Il personale del museo, compresi 35 dipendenti, non ha chiaro il loro ruolo e alcuni lamentano una condizione vessatoria. Le stanze del museo sono pronte per accogliere i reperti archeologici, ma la riapertura al pubblico è lontanissima.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo