È SCONFORTANTE e rattristante percorrere in questi giorni le strade del Parco nazionale del Vesuvio. Sono strade che attraversano il Parco tangenzialmente o si incuneano verso il gran cono ed hanno ormai, in gran parte, un aspetto che niente ha a che fare con la natura (da proteggere) e sempre più con i rifiuti (da smaltire). Il problema che meglio conosco verificandone ogni giorno la gravità, è questo al quale mi riferisco, ma quasi tutte le strade comunali e provinciali della Campania sono in questo stato. E ciò in una regione che, giustamente, si vanta di avere il 30 del territorio protetto da due Parchi nazionali, un gran numero di Parchi regionali, oasi e aree marine protette. Ebbene, in questo 30 ricadono 225 comuni (di cui 80 nel solo Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano) e risultano residenti 1.880.210 persone al 2006. A queste, poi, andrebbe doverosamente aggiunto il numero dei presenti occasionali - i visitatori - che annualmente affollano queste aree e che per il solo Parco del Vesuvio che è il più visitato, assommano ad oltre 400.000 all'anno. Insomma, sintetizzando, possiamo notare che il 30 circa della superficie campana è protetta da Parchi nazionali, regionali, oasi, riserve marine eccetera; in questo 30 ricade il 30 dei comuni con il 30 della popolazione. Questi due milioni di abitanti circa, vivono, operano, consumano e producono rifiuti; consumano energia; si muovono in automobile; e, così facendo, di fatto o in potenza impattano negativamente sull'ambiente delle aree naturali protette della regione compromettendone la buona qualità. Io credo che vivere in un'area protetta sia un privilegio, ma questo privilegio non si può trasformare in pretese. Ad esempio nella pretesa che altri, nel proprio giardino, ci smaltiscano i rifiuti che produciamo nel nostro. Proprio partendo da questa considerazione e nella consapevolezza che, pur dovendo smaltire i propri rifiuti, chi vive in un Parco non può farlo in modo indifferente alla qualità dell'ambiente protetto; partendo dal Parco nazionale del Vesuvio, è importante che da qui parta un esempio di comportamenti virtuosi. Di una buona pratica, cioè, che consiste nella rigorosa separazione dell'umido dal secco, nella massima possibile differenziazione e riciclaggio della frazione secca e nella trasformazione in compost eo biogas di quella umida. Tutto ciò se adeguatamente, anche economicamente, incentivato si può fare anche in un'area protetta, scongiurando in questo stesso perimetro l'apertura di discariche o la costruzione di inceneritori. A questo punto il discorso si deve allargare agli altri due temi sensibili che sono i consumi di energia (mi riferisco ai tetti fotovoltaici, ma anche al contributo che si può dare all'assorbimento di CO2 aderendo alla lodevole iniziativa dei parchi per Kyoto), e la mobilità cosiddetta sostenibile. Sono quelle che si definiscono "buone pratiche" e per la cui realizzazione è possibile il ricorso anche a sostanziosi finanziamenti, soprattutto europei. Tutto ciò si dovrebbe realizzare in modo particolarmente significativo in una regione come la Campania nella quale la protezione della natura avviene, in molti casi, in aree fortemente urbanizzate, di cui è esempio significativo il Parco nazionale del Vesuvio. Ma in tutte le aree a qualunque titolo protette, in Italia si propone lo stesso problema. L'auspicio che se ne può trarre è che quello che si potrebbe definire "il modello Parco nazionale del Vesuvio" sia esportato negli altri parchi campani; che il "modello Campania" sia adottato negli altri parchi nazionali e che il "modello parchi" sia adottato dal resto d'Italia. In un paese, cioè, nel quale tutt'oggi con il greggio a 130 dollari al barile si bruciano ogni anno oltre 30 milioni di tonnellate di equivalente petrolio per climatizzare artificialmente gli ambienti costruiti, altrettanti per la circolazione automobilistica e nel quale si producono ogni anno oltre 80 milioni di tonnellate di rifiuti solidi urbani che pochi sanno come smaltire. Ormai queste zone hanno un aspetto che niente ha a che fare con la natura e sempre più con i rifiuti.