Vincenzo Pepe, fondatore di FareAmbiente, chiede al goveno una nuova politica Vincenzo Pepe, presidente nazionale e fondatore del Movimento ecologista europeo FareAmbiente, insegna diritto pubblico comparato, presso la Facoltà di Studi politici della Seconda Università degli Studi di Napoli, ha scritto numerose pubblicazioni in materia di tutela dell'ambiente e da anni si batte per la salvaguardia dell'ambiente e dei beni culturali anche come presidente della Fondazione Giambattista Vico che ha sede a Napoli e rappresenta una delle realtà culturali più significative di dimensioni italiane ed europee. Domanda. Professor Pepe da dove trae la proprie origini Fare Ambiente-Movimento ecologista europeo e quali sono gli obiettivi che si pone? Risposta. Non è un caso che FareAmbiente nasca in Campania dove la crisi ambientale mette a nudo non solo l'incapacità delle istituzioni ma anche dei movimenti e delle associazioni ambientaliste tradizionali. Un gruppo di docenti universitari di tutta Italia, esperti in politica e gestione dell'ambiente, hanno deciso di contrastare insieme una metodologia anacronistica sino ad oggi adottata per cercare di tutelare l'ambiente e l'ecosistema. Ogni fondamentalismo finisce per nuocere alla causa, risultando spesso irrazionale e fideistico. FareAmbiente si ispira alla democrazia e alla libertà di mercato come valori fondanti dello sviluppo sostenibile; vuole affermare che non è possibile negare le forme equilibrate e razionali dello sviluppo ma questo deve essere rapportato a un processo di mutamento in cui lo sfruttamento delle risorse, l'orientamento dello sviluppo tecnologico e il cambiamento istituzionale siano in armonia e migliorino il potenziale, sia presente che futuro, per soddisfare le esigenze e le aspirazioni umane. La tutela dell'ambiente e dell'ecosistema trova nello sviluppo sostenibile il proprio fondamento internazionale e comunitario a cui ogni politica e comportamento umano deve ispirarsi. Tutte le politiche ambientali radicate solo in una visione eco-marxisista risultano demagogiche e talvolta nocive all'ambiente perché non tengono conto di strategie internazioni e delle logiche del mercato. D. Chi ha aderito fino ad oggi a FareAmbiente? R. FareAmbiente vuole dare voce a quei giovani, uomini e donne, che vogliono tutelare l'ambiente e la qualità della vita attraverso uno sviluppo equo e razionale contro ogni fondamentalismo ambientale. Noi siamo per il realismo senza pregiudizi ideologici aprioristici, ovvero noi siamo contro i No e i Sì apriori. La tutela dell'ambiente è troppo importante per essere oggetto di strumentalizzazione politica sia da parte della sinistra che della destra. Per questo FareAmbiente, dopo appena un anno di attività, conta quasi 20 mila iscritti e annovera tra i propri coordinatori regionali personalità del mondo universitario, esperti in gestione del territorio, professionisti, studenti che con grande responsabilità e senso istituzionale vogliono sostenere iniziative tese a diffondere lo sviluppo sostenibile come valore generale. Il problema ambientale è un problema di sensibilità, solidarietà e di buon governo. L'ambiente è la vita dell'uomo sul Pianeta e la nostra qualità della vita. Vogliamo tutti respirare aria pulita, avere acqua sufficiente e pulita, avere trasporti efficienti e poco inquinanti, non avere rifiuti sotto casa, mangiare cibo non avvelenato dall'inquinamento del suolo. Avere meno emissioni di carbonio in atmosfera, meno disastri ecologici, meno inquinamento acustico. Tutto questo nell'ottica che lo sviluppo e le comodità del progresso non possono fermarsi nessuno vuole tornare al mondo bucolico di Lucrezio, ma tutti vogliamo capire i limiti dello sviluppo senza isterismi e catastrofismi che non aiutano la causa della tutela ambientale. D. Cosa rimproverate all'ambientalismo italiano tradizionale? R. Aver detto molti No con tanta demagogia, senza pensare alle esigenze realistiche dell'uomo. In Italia non c'è stato un vero pluralismo nell'ambientalismo ma una sorta di monopolio o di oligopolio che non ha generato una cultura diffusa d'ambiente. Troppi visi ideologici e demagogia hanno provato un effetto dirompente contro una vera e realista tutela dell'ambiente, basti pensare ai rifiuti in Campania. D. In quale modo FareAmbiente ritiene che vada affrontata l'emergenza ambientale? R. Noi sosteniamo che lo sviluppo sostenibile sia l'unica alternativa. Non è pensabile tutelare l'ambiente attraverso la politica scellerata dei No aprioristici che non giovano né alla salvaguardia della biodiversità né allo sviluppo economico del paese, due concetti, questi, che devono trovare la giusta misura per correre insieme. Per questo ci appelliamo al governo affinché dia all'una che all'altro il giusto e necessario spazio. Ritengo che per far questo si debba imboccare la strada del realismo e l'ottimismo della ragione. Questo è il nostro motto.
L'altra faccia dell'ecologia Sostenibilità ambientale senza pregiudizi ideologici
Vincenzo Pepe, fondatore di FareAmbiente, ha chiesto al governo di adottare una nuova politica ambientale. Pepe, professore di diritto pubblico comparato, ha scritto numerose pubblicazioni in materia di tutela dell'ambiente e si batte per la salvaguardia dell'ambiente e dei beni culturali. FareAmbiente è un movimento ecologista europeo che si ispira alla democrazia e alla libertà di mercato per promuovere lo sviluppo sostenibile. Il movimento conta quasi 20 mila iscritti e ha come obiettivo di diffondere lo sviluppo sostenibile come valore generale.
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