Gli itinerari tracciati dallistituto dei Beni culturali: lobiettivo è realizzare un portale regionale per gli appassionati dellarte Molti scoperti durante gli scavi nelle cattedrali e poi ricomposti nei musei Piccole tessere di diversa natura e colore che intrecciano anni di storia: sono i mosaici pavimentali, disseminati in tutto il territorio pugliese. Listituto centrale per il catalogo e la documentazione dei Beni culturali ha tracciato un itinerario alla scoperta dei mosaici più belli e che, almeno una volta nella vita, vale la pena visitare. Liniziativa è finalizzata alla realizzazione di un portale regionale. Più precisamente, sono cinque gli itinerari pugliesi tracciati dallistituto dei Beni culturali: Bari, il Nord Barese, il Gargano, lAlto Salento e Lecce. «Il nostro lavoro - conferma Francesco Carofiglio, direttore del consorzio Idria e responsabile del progetto di catalogazione - nasce dalla necessità di divulgare materiale che di solito è gestito solo dagli addetti ai lavori. Luniverso dei mosaici è così vasto che è impossibile conoscerlo tutto, soprattutto per un turista». Si scopre così che ogni mosaico, anche il più piccolo, non è solo unopera nata dallaccostamento di tessere, ma racchiude in sé un significato specifico. Il pavimento della Basilica San Nicola di Bari, per esempio, è costellato da mosaici soprattutto nella zona della cripta e in quella della chiesa superiore. Piccoli pezzi di vetro, pietre o conchiglie, sono uniti e accostati per rappresentare un secolo di storia, in questo caso per riproporre «la cattedra marmorea del vescovo Elia», sacerdote che avviò i lavori della Basilica allindomani dellarrivo a Bari delle spoglie del santo di Myra, nel 1087. Anche nella Cattedrale compare un mosaico, attribuito allepoca paleocristiana in base ai suoi caratteri stilistici. Tracce di storia che rivivono grazie ai mosaici, si rintracciano anche nel complesso di Santa Scolastica, nella chiesa di Santa Maria del buon consiglio e nella chiesetta in piazzetta Rainaldo e Bisanzio. Nella zona del Nord Barese sono sei le città in cui è possibile visitare le raffigurazioni storiche. A Canosa, la basilica di San Leucio e il battistero di San Giovanni sono il simbolo del fervore edilizio che caratterizzava la città nel medioevo. Ma anche le cattedrali di Barletta, Giovinazzo, Ruvo, Bitonto e Trani offrono una testimonianza storica attraverso i mosaici. Perché spesso «i tasselli pavimentali sono una biografia storica delliconografia cristiana», spiega Carofiglio. Il terzo itinerario porta nel Gargano, nel parco archeologico di Siponto e nellabbazia dellisola di San Nicola alle Tremiti. «Di solito il turista normale pensa subito ai mosaici romani, ma in questo caso - continua Carofiglio - con il nostro studio ci interessava far conoscere che i mosaici non solo vengono rinvenuti dagli scavi archeologici, ma anche per esempio in lavori di ristrutturazione di grandi cattedrali. Abbiamo scoperto che sotto le chiese romaniche esistono chiese più antiche, paleocristiane. Cè poi lesempio degli scavi di Egnazia: i mosaici delle basiliche sono stati asportati in corso di scavo, restaurati e conservati nel museo. Oppure a San Giusto, in provincia di Lucera, dove uno scavo in una zona che poi è stata sommersa per fare una diga, ha riportato alla luce vecchi mosaici» «. Il quinto itinerario per i turisti si chiude con uno dei mosaici più importanti e affascinanti del patrimonio culturale pugliese. E quello di Otranto, che ricopre interamente il pavimento della Cattedrale e che è il più grande dEuropa con i suoi 600 metri quadrati. Lunico dei pavimenti musivi medievali italiani ancora perfettamente leggibile. Lopera darte, composta da milioni di tessere policrome e raffigurante fra laltro il celebre Albero della vita, sarà sottoposta a restauro, ad oltre quindici anni dallultimo intervento.